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Un'idea di teologia fondamentale tra storia e modelli, prefazione di G. Lorizio, Studium, Roma 2017, 458pp
Copertina Il volume costituisce un'introduzione al senso della teologia fondamentale e ripercorre storicamente come la teologia ha cercato di dare forma all'esortazione dell'autore sacro di "rendere ragione della speranza cristiana". I capitoli del testo si occupano dei momenti più significativi per la disciplina: l'età dei Padri della Chiesa (con l'analisi di autori come Tertulliano, Giustino, Clemente, Origene, Eusebio, Agostino), la teologia medievale (Anselmo, Bonaventura, Tommaso), quindi lo snodo decisivo della modernità in cui l'apologetica a seguito della critica soprattutto deista della rivelazione progressivamente assume la struttura della triplice demonstratio durata fino al Novecento. Senza trascurare posizioni diverse come quelle di Pascal e Newman, l'analisi si concentra poi su alcuni modelli di teologia fondamentale nel sec. XX (Blondel, Rahner, Alfaro, Balthasar, Verweyen, Waldenfels), alcuni dei quali sorti dalla crisi del modello neoscolastico. Infine viene presentata un'idea di teologia fondamentale che articola la disciplina in un momento fondativo ed in uno contestuale.
Recensito da: S. Bocchetta in Il Veltro 61 (2017), 184-185; da L. Gianfelici in Sacramentaria & Scienze Religiose 27 (2018), 2, 243-247; da J. Alonso in Scripta Theologica 50 (2018), 504-505; da P. Ide in Nouvelle Revue Théologique 140 (2018), 4, 691; da M. Cantos Aparicio in Revista Espanola de Teologia 79 (2019), 1, 181-182.

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Rivelazione, Cittadella, Assisi (PG) 2016, 180pp
Copertina Indice

Introduzione

1. La rivelazione nella Sacra Scrittura

 1.1 Nella prospettiva del prologo della Lettera agli Ebrei

 1.2 La rivelazione nell'Antico Testamento 1.2.1 Dimensione storica della rivelazione: l'alleanza 1.2.1.1 Indicibilità del nome e invisibilità del volto di Dio 1.2.2 La dimensione profetica della rivelazione veterotestamentaria 1.2.2.1 Paternità e sponsalità 1.2.2.2 Messianismo ed escatologia 1.2.3 Creazione e sapienza

1.3. La rivelazione nel Nuovo Testamento 1.3.1 Gesù Cristo rivelatore: il rapporto con il Padre 1.3.2 La rivelazione del regno di Dio e i suoi segni 1.3.3 Il mistero pasquale1.3.4 Gesù il rivelatore nel Quarto Vangelo 1.3.5 Rivelazione come mysterion: san Paolo

 2. La riflessione sulla rivelazione nel corso della storia

2.1 Epoca patristica 2.1.1 La rivelazione sullo sfondo del confronto apologetico 2.1.2 Il contributo di Ireneo di Lione nel contesto della crisi gnostica 2.2 L'età della scolastica medievale 2.2.1 Tommaso d'Aquino 2.3 La modernità e la critica della rivelazione 2.3.1 La risposta della teologia moderna 2.4. La tematizzazione della rivelazione nel magistero in epoca moderna 2.4.1 Circa il "luogo della rivelazione": il sorgere di una vexata quaestio e l'intervento del Concilio di Trento 2.4.2 Il Concilio Vaticano I e la costituzione dogmatica Dei Filius 2.5. La centralità della rivelazione nella teologia del sec. XX 2.5.1 La riflessione sulla rivelazione nella Costituzione dogmatica Dei Verbum (18 novembre 1965) 2.5.1.1 Il capitolo I della Dei Verbum: la rivelazione 2.5.1.2 Il capitolo II della Dei Verbum: la trasmissione della rivelazione

3. La rivelazione: una riflessione sistematica 3.1 Dialogo e grazia 3.2 Rivelazione e creazione 3.3 Rivelazione e storia 3.4 Parola e storia: la sacramentalità della parola

Conclusione

Bibliografia essenziale

Indice dei nomi
Recensito da M. Bennardo in Archivio Teologico Torinese, 23 (2017),2, 456-459; da V. Balaguer in Scripta Theologica 49 (2017),3, 778-779; da A. Ricupero in Studia Patavina 64 (2017),3, 589-590; segnalato da C. Aparicio Valls in Gregorianum 99 (2018), 1, 218-219

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Quel che resta della ragione. Sul senso di una nemesi storica per la dicibilità della fede nella congiuntura post-moderna, Youcanprint, Tricase (LE) 2016, 166pp
Copertina Il volume nella prima parte presenta una ricognizione sulla postmodernità che, al di là dell'acceso e irrisolto conflitto delle interpretazioni, rimane il termine che raccoglie più consenso per indicare la contemporaneità complessa e frammentata e altamente sfuggente alla "presa" dei concetti. Sono presentate le posizioni alcuni interpreti di spicco (Lyotard, Vattimo, Habermas) e di alcuni fenomeni come il neopaganesimo e il ritorno del sacro. Nella seconda parte si tenta un approccio teologico-fondamentale per evidenziare la "posta in gioco", ovvero la crisi della ragione nella postmodernità e la necessità di ritrovarla oltre le derive ideologiche moderne, restituendole quelbruolo decisivo nella vita di luogo della domanda di senso oltre la sua proclamata irrilevanza

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A. Sabetta, La fede provocata. Appunti lungo la strada erta della vita, LUP, Città del Vaticano 2015, 178p
Copertina Questo volumetto si colloca in continuità con gli altri due pubblicati qualche hanno fa nella stessa collana e proprio come loro vuole essere solo una semplice traccia che attesta e mostra la sedimentazione di un cammino di fede condiviso nell'appartenenza alla Chiesa, la "carne di Cristo". Il testo è diviso in due parti. La prima raccoglie gli appunti dei ritiri tenuti per gruppi di adulti in preparazione al Natale e alla Pasqua. Essi riflettono le situazioni contingenti dei momenti in cui sono stati tenuti e la preoccupazione costante di mostrare la rilevanza umana dell'esperienza di fede che non evade il dramma della vita ma al contrario ci permette di abitarlo nella posizione umanamente migliore. In ogni incontro il tentativo è stato quello di fare interagire la vita con la fede, considerato da un lato che la vita è il luogo della fede, dall'altro che la fede pretende rappresentare la "forma" della vita, non qualcosa di essenziale ma l'essenziale. In tale senso la fede senza la vita è finita non perché, moralisticamente, chi crede debba essere considerato migliore o più capace e buono degli altri (magari fosse così!) ma perché volendo la fede riempire di senso la vita, non può essere detta e pensata senza l'implicazione del reale in cui l'io della persona fa esperienza. In questo senso la vita nella sua prosaicità come nella sua durezza questiona la fede, sia perché la mette in questione, sia perché le pone questioni, cioè domande. In questo orizzonte si colloca anche la seconda parte del teso in cui ho raccolto e rielaborato alcune note apparse nel blog del mio sito personale (www.sabetta.it); interventi brevi sorti come tentativo di oggettivare la circostanza vissuta, il dettaglio circostanziato del momento, rispetto alla misura della fede. Quel che resta è l'immagine espressa nel titolo. In quanto la fede è una realtà viva (del resto nasce dall'incontro con il Tu presente di Cristo) non può non intrecciarsi, sfidare ed essere sfidata dalla vita, senza la quale la fede diventa parola vuota, reperto archeologico privo di attrattiva per il mio reale presente. E in questo intreccio tra fede e vita, mentre la fede porta la certezza che scaturisce dalla definitività del parlare di Dio in Cristo, la vita rimane non sullo sfondo ma come lo scenario del dramma; non solo la vita, ma la fatica della vita perché vivere è un cammino e non c'è cammino che non implichi anche fatica.
A. Sabetta, La cristologia filosofica nell'orizzonte della modernità, prefazione di M. Borghesi, Studium, Roma 2015, 294pp
Copertina Dopo decenni di storiografia della separazione è finalmente possibile una rivisitazione del paradigma ermeneutico che vede estraneità e ostilità tra pensiero moderno e cristianesimo? Se da un lato è vero che non di rado la prospettiva cristiana nella sua declinazione cattolica si è posta "contro" il moderno, è altrettanto vero, come indicato da Fides et ratio che senza l'influsso stimolante della rivelazione gran parte del pensiero moderno non esisterebbe. In questo orizzonte più ampio di ricognizione del moderno e dei legami fra modernità e cristianesimo si colloca la proposta della cristologia filosofica che, come affermato da colui che ne ha definito lo statuto epistemologico e più di tutti ne ha elaborato la portata - X. Tilliette - testimonia non solo il continuo confronto dei filosofi moderni con il Cristo ma, più radicalmente, come Cristo sia stato il principio ispiratore di tanti sentieri della filosofia moderna, da Spinoza (che lo considera il Summus Philosophus) a Hegel il cui sistema è stato definito un'immensa staurologia, a Nietzsche - che segna la fine della modernità - con la sua dialettica con Cristo nella figura di Dioniso-Crocifisso. Il volume dopo un primo capitolo in cui si delineano alcune caratteristiche essenziali della modernità e del rapporto fra cristianesimo e modernità, mette a tema la cristologia filosofica per poi presentarla in alcuni autori (forse i più) significativi: Spinoza, Kant, Fichte, Hegel, Schelling, Nietzsche. Per quanto il rischio di una dissoluzione del Cristo della fede sia sempre presente, il dato di una persistete provocatori età dell'uomo Gesù di Nazaret attraversa il pensiero moderno come un fiume carsico.
recensito da M. Bennardo in Archivio Teologico Torinese 22 (2016), I, 217-220; da S. Decloux in Nouvelle Revue Théologique 139/1 (2017), 142; daA. Begasse de Dahem in Gregorianum 98 (2017), 1, 199-200.

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A. Sabetta, L'esistenza di Dio tra (in)evidenza e "probabilità. Appunti di teologia filosofica, nuova edizione completamente rivista e corretta, Lateran University Press, Città del Vaticano 2014, 186pp
Copertina

Poiché ormai da oltre un anno questo libro era esaurito (pur avendo visto la luce solo alla fine del 2010), si è pensato, d'accordo con l'editore, di proporre non una semplice ristampa ma una vera e propria nuova edizione.

L'utilizzo del testo nelle lezioni di teologia filosofica, l'esperienza dell'insegnamento ed i feedback che mi sono pervenuti, mi hanno spinto ad operare delle modifiche semplificando ciò che sembrava prolisso, illustrando maggiormente quanto veniva esposto in modo troppo sintetico, ampliando i riferimenti critici soprattutto in alcuni casi per permettere al lettore di approfondire ulteriormente le questioni. L'impianto del volume è rimasto lo stesso, ovvero presentare i testi dei filosofi, lasciare loro la parola il più possibile preferendo le fonti alle interpretazioni, cercando di illustrare la struttura argomentativa degli autori che, in questa nuova edizione, sono comun-que rimasti gli stessi. La speranza è che la revisione fatta abbia realmente migliorato questi appunti offerti a chiunque voglia "farsi un'idea" del problema dell'esistenza di Dio in alcuni pensatori significativi della tradizione occidentale.

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Teologia e cristologia. Un breve compendio, Lateran University Press, Città del Vaticano 2012, 240pp
Copertina Questo volume nasce dall'insegnamento di un corso di "Teologia dogmatica" nella Facoltà di Giurisprudenza della LUMSA, sede di Roma, perciò nella strutturazione, oltre che nel linguaggio, si attiene ad un uditorio che San Tommaso definirebbe di "principianti" (incipientes). Il Dottore Angelico scrisse la Summa Theologiae proprio per venire incontro alle esigenze di quanti erano all'inizio nello studio della teologia; io, molto più modestamente e inadeguatamente, ho redatto un testo che, come recita il sottotitolo, non vuole essere nulla più che un "breve compendio", nel senso di introduzione al senso alla teologia cristianamente intesa e all'evento Cristo che della teologia rimane fondamento e dimensione; Gesù di Nazaret, confessato Signore nella fede, è infatti l'autocomunicazione di Dio nella storia, la sua parola definitiva, colui che non solo ci dice delle verità ma soprattutto ci fa conoscere chi è Dio, il senso della vita e della storia, il destino dell'uomo e della realtà.

Il testo è diviso in tre parti. La prima parte è una ricognizione circa cosa sia la teologia da un punto di vista cristiano. Sono così passate in rassegna le dimensioni costitutive del teologare: la rivelazione (con la questione del suo "luogo" e della sua trasmissione), la fede (nella sua duplice accezione di atto di fede e contenuti rivelati da credere), il ruolo della ragione nell'elaborazione dell'intellectus fidei.

Nella seconda e più ampia parte si riflette sulla realtà e sul mistero di Gesù di Nazaret, che la Chiesa proclama Figlio di Dio generato dall'eternità e incarnatosi in un momento della storia. Vengono ripercorse le questioni legate alla storicità di Gesù, i tratti caratteristici della sua personalità, il mistero centrale della sua vita, ovvero la morte e la risurrezione, quindi la riflessione della Chiesa dei primi secoli che prende forma normativa nei concili da Nicea a Calcedonia.

Infine nella terza parte sono prese in esame due questioni specifiche "sensibili". La prima riguarda il problema del male, che costituisce una permanente provocazione e sfida all'esperienza cristiana basata sulla fede in un Dio creatore e provvidente. La seconda concerne il rapporto tra fede e ragione alla luce del percorso storico e di alcune provocazioni che provengono dal contesto contemporaneo postmoderno, un tema divenuto molto attuale negli ultimi tempi

Faith and Reason: Historical analysis and perspectives for the present, The Davies Group, Aurora (CO) 2012, 232pp
Copertina "The courage to engage the whole breadth of reason, and not the denial of its grandeur - this is the program with which a theology grounded in Biblical faith enters into the debates of our time" -Benedict XVI

This study begins with a detailed historical reconstruction of the relationship between faith and reason from the particular point of view of the Catholic Magisterium. It then considers how Catholic thought has dealt with this question. In reconsidering the relationship between faith and reason, it suggests a key understanding based on the concept of truth as "meaning"; in this way reason is conceived as a "sought meaning" and faith as a "given meaning." This idea, united with the necessary presupposition of Truth as a horizon of both Reason and Faith, suggests new ways for a fruitful dialogue between faith and reason in the postmodern age - an age in which a reductive concept of reason and an inadequate idea of faith seem to prevail.

Giambattista Vico. Metafisica e storia, Studium, Roma 2011, 186pp
Copertina G. Vico costituisce il filosofo italiano più significativo dell'epoca moderna. Considerato spesso un precursore, dimenticato a tratti dalla critica, incompreso durante la vita, egli è stato colui che prima e più di tutti ha portato la storia nella riflessione filosofica ed ha elaborato una gnoseologia, alternativa a quella cartesiana, imperniata sul principio del "verum-factum". Il volume ricostruisce la visione vichiana dell'uomo e della storia, considerando in particolare il ruolo e il significato di Dio e della trascendenza nella determinazione del suo pensiero. I capitoli del testo si occupano dei tre momenti più significativi della produzione vichiana: la metafisica e antropologia come emergono dal De antiquissima e dal Diritto universale e quindi la Scienza nuova, in cui si ritrova la visione della storia come luogo della tensione non irrisolta ma compenetrantesi fra libertà e provvidenza. La vera "rivoluzione" vichiana è il costituirsi della scienza storica, l'attribuire valore e centralità alla storia, liquidata sempre come inaffidabile sul piano della conoscenza, in quanto costitutivamente effimera e mutevole. Invece, nella fedeltà all'orizzonte epistemologico del principio del verum-factum Vico concepisce la storia quale luogo autentico del fare e quindi del conoscere umano; e allo stesso tempo essa manifesta una vera e propria "teologia filosofica", in quanto nella conoscenza storica l'uomo può compiutamente, sotto forma di scienza, conoscere quel Dio che altrimenti resterebbe sconosciuto sul piano della ragione, essendo per lui impossibile muovere dalla realtà naturale.
recensito da M. Schoepflin in Il Giornale di Brescia del 12 ottobre 2011, p. 47; da R. Sofi in Cqia. Rivista, 3-ottobre 2011, pp. 159-160; in Sapienza 64 (2011), 421; da G. D'Acunto in Alpha & Omega 14 (2011), 2, 312-315; da S. Decloux in Nouvelle Revue Théologique 134 (2012), 2, p. 335; da F. Lomonaco in Rassegna di Teologia 54 (2013), 2, 329-331 e Logos 8 (2013), 349-354; da R. Rossi in Rivista Rosminiana 2/2013, 179-182.

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L'esistenza di Dio tra (in)evidenza e "probabilità", Lateran University Press, Roma 2010, 192pp
Copertina In un tempo di crisi della ragione e di separazione fra fede e ragione, può sembrare paradossale e "desueto" parlare ancora di teologia filosofica, intendendo con questa espressione la riflessione che la filosofia ha prodotto nel corso dei secoli e, in particolare, le prove dell'esistenza di Dio e di alcuni suoi attributi fondamentali. Eppure la tradizione filosofica occidentale non ha mai smesso di interrogarsi su Dio nell'orizzonte della domanda radicale circa il senso dell'essere e del reale. Il volume in un primo ampio momento introduttivo affronta alcune questioni preliminari (connaturalità della domanda su Dio, consuete e correnti obiezioni all'esistenza di Dio, teologia filosofica e filosofia della religione ecc.), poi entra nel merito della tematica e attraverso un itinerario storico ripercorre le diverse prove elaborate per (di)mostrare l'esistenza di Dio: Agostino, Anselmo, Tommaso d'Aquino, Cartesio, Vico, Kant, Hegel.
Recensito da F. Ceragioli in Archivio Teologico Torinese 17 (2011), 2, pp. 470-471; da L. Rojka in Gregorianum 92 (2011), 3, 640-641; da S. Decloux in Nouvelle Revue Théologiques 134 (2012), 2, pp. 334-335.
Lo sguardo della fede, Lateran University Press, Roma 2010, 164pp
Copertina Il volume raccoglie in una prima parte i testi di alcuni ritiri sul tema della fede insistendo sull'aspetto di incontro con il Signore vivo e presente, che dona alla vita uno sguardo nuovo in grado di fronteggiare la sfida del reale ed è capace di esaltare l'umano dando risposta compiuta al desiderio di felicità, di bellezza, di verità e di bene che appartiene e definisce costitutivamente la persona umana. Seguono poi alcune riflessioni sul frutto della fede, la speranza, in grado di offrire una risposta credibile al mistero del male che così radicalmente puntella il mondo e la storia. Infine due interventi sul tema fede e ragione come contributo ad "allargare gli orizzonti della razionalità" (Benedetto XVI), oggi avvertito tra le sfide più urgenti.

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Amare Cristo corpo e cuore di Dio. Meditazioni, Lateran University Press, Roma 2008, 118pp

Copertina Il volume  raccoglie i testi di alcuni ritiri predicati ad un gruppo di adulti impegnati in un cammino di fede. Le meditazioni ruotano essenzialmente attorno a due plessi tematici. Da un lato la domanda antropologica, l'interrogativo sul significato delle cose e sull'impegno con la realtà, quale punto di partenza di paragone per verificare l'importanza e la decisività dell'avvenimento cristiano nella vita. Dall'altro l'esperienza dell'incontro con il Signore presente, in cui la persona vive la corrispondenza fra Cristo e ciò che il cuore desidera, e avverte il compito della propria esistenza nell'amare quel Cristo che è il cuore e il corpo visibile di Dio

Dal senso cercato al senso donato. Pensare la ragione nell’orizzonte della fede, Lateran University Press, Roma 2008, 192pp.

Copertina

«L’occidente, da molto tempo, è minacciato dall’avversione contro gli interrogativi fondamentali della sua ragione. Il coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza – è questo il programma con cui una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica, entra nella disputa del tempo presente» (Benedetto XVI). Il volume si snoda attraverso una ricostruzione storica dettagliata del rapporto tra fede e ragione, quindi offre una lettura della loro necessaria relazione a partire dal problema del senso come senso cercato (ragione) e senso donato (fede) per ridare valore alla ragione e declinare credibilmente la fede cristiana nella nostra contemporaneità postmoderna».

recensito da R. Di Ceglie in Rivista di Teologia Morale 159 (2008), 397-405; da G. Esposito in La Civiltà Cattolica 159 (2008), III, 451-452; da J. Alonso in Scripta Theologica 41 (2009/1), 306-307; da N. Galantino in Rassegna di Teologia 50 (2009), 344-346; da U. Casale in Archivio Teologico Torinese 15 (2009/1), 174-175; da F. Testaferri in Convivium Assisiense 1/2009, 151-152; da M. Miele in Sapienza 62 (2009), 3/4, 421

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I "lumi" del cristianesimo. Fonti cristiane nell'opera di G.B. Vico, Lateran University Press, Roma 2006, 330pp.

Copertina

Quale significato ha avuto il cristianesimo nella modernità? Quanto ha contribuito alla tematizzazione delle sue molteplici prospettive di pensiero? E' possibile parlare di un illuminismo cristiano? Lo studio delle fonti teologiche del pensiero di G. Vico rivela come, senza nulla togliere all'originalità della sintesi vichiana e alla sua irriducibilità al solo cristianesimo, la rivelazione e la tradizione teologica, soprattutto quella agostiniana, costituiscono l'orizzonte per dar vita ad un pensiero che manifesta la fecondità speculativa della visione cristiana in prospettiva metafisica, epistemologica e antropologica.

recensito da A. Rigobello su L'Osservatore romano del 29 luglio 2006, p. 3; da N. Galantino in Rassegna di Teologia 47 (2006), 796-798; da R. Rossi in Rivista Rosminiana 101 (2007), 108-112 e in Filosofia Oggi 31 (2008), 474-476; da R. Finamore in Gregorianum 88 (2007), 662-664; da R. Di Ceglie su Aquinas 50 (2007), 856-859; da J. Villalobos ("Luces cristianas y fuentes vichianas") in Cuadernos Sobre Vico 19-20 (2006-2007), 222-223; da B. Clarot in Nouvelle Revue Théologique 131/2 (2009), 400; su Sapienza 60 (2007), 358-359; Studi filosofici; Rivista di filosofia neoscolastica

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Teologia della modernità. Percorsi e figure, con postfazione di Xavier Tilliette, San Paolo, Cinisello Balsamo 2002, 730pp.

Copertina

Nell’ambito della Teologia fondamentale, questo volume vuole essere un contributo al fine di decifrare la modernità filosofica. L’analisi dei percorsi del magistero dei pontefici (da Pio IX a Fides et ratio) e di quattro figure (A. Del Noce, X. Tilliette, H.U. von Balthasar, H. de Lubac) ha condotto a guardare in un modo nuovo alla modernità individuando la sua origine cristiana e la molteplicità dei sentieri fino al suo compimento (il sec. XIX) e, probabilmente, alla sua fine.

recensito da G. Santamaria in Avvenire del 28 settembre 2003, p. 25; da B. Clarot in Nouvelle Revue Théologique 125 (2003), 646-647; da C. Izquierdo in Scripta Theologica 36 (2004) 333-334; da R. García Mateo in Gregorianum 85 (2004) 389-390; da U. Casale in Archivio Teologico Torinese 11 (2005),1, 197-198

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