Perdiamo la vita vivendo
Di primo acchito mi verrebbe da pensare che "perdere la vita vivendo" è quanto di più normale ci sia: col trascorrere del tempo la vita che ti è data diminuisce e dunque la perdi. In realtà queste parole descrivono una ben altra condizione che purtroppo ci definisce radicalmente. Esse significano che mentre viviamo non viviamo, che il tempo non è il luogo della vita ma della non vita perché la vita non è vissuta e dunque è persa. Solo quando accadono determinate cose, la quasi totalità delle quali negative e dolorose, ti accorgi che qualcosa non va, che stai perdendo il presente, che la vita ti sta sfuggendo.
Sei giovane e pensi continuamente al futuro, quando potrai fare o essere chi desideri; a mano a mano che passa il tempo avverti sempre di più il richiamo del passato, cominci a rimpiangere oppure a considerare quello che potevi fare e non lo hai fatto nella consapevolezza che non potrai mai più riparare, che non avrai una seconda chance rispetto al già stato. La frequenza di voltarsi indietro, il tono con cui ci ripetiamo "ti ricordi?", la dicono lunga sul disincanto o la disaffezione che la fanno da padroni. Tutto ci distrae rispetto al presente, spesso è il presente stesso che scorre senza che sia abitato dalla domanda, che si riduce a fluire vertiginoso come fiume in piena, o a ristagnare come un acquitrino, per cui viviamo non vivendo, non riusciamo ad abitare il reale come desiderio. E quando la vita ci scuote eccoci a ripetere: "e ora?". L'aspetto più tragico è che ci riabituiamo subito alla distrazione e non impariamo mai dal vissuto, di modo che è un'umiliazione ricorrente l'esperienza dell'inadeguatezza della nostra posizione dinanzi e rispetto alla vita che ci è data.
Non è "normale" ciò che normale dovrebbe essere e siccome purtroppo siamo fatti in modo tale che non è possibile tornare indietro, il tempo trascorso senza viverlo è andato. Questa cosa, questa affezione a ciò che è stato come è stato, o a ciò che è stato ma che noi avremmo voluto fosse stato diversamente, ci distrae dal presente so that we are stuck. Allo stesso tempo la preoccupazione di non ripetere gli errori o le aspettative che ci definiscono ci orientano verso il futuro e ancora una volta siamo distratti rispetto al presente. Quando sei piccolo o hai una stiva di progetti guardi sempre davanti, quando passi il giro di boa cominci a volgerti indietro: in entrambi i casi, con lo sguardo proteso o con la testa girata, non ti accorgi di ciò che ti sta immediatamente davanti. Forse i postmoderni almeno in una cosa ci sono d'aiuto: la passione per il presente senza rimpianti per il passato né ansie per il futuro, senza essere né reazionari né rivoluzionari ma riappropiandoci di quel "carpe diem" che ahimè troppe volte ci ripetiamo quando il dies is gone.
In fondo certe cose le aveva detta molto bene Pascal in un suo pensiero (il 168 secondo l'ed. Chevalier): «Noi non ci atteniamo mai al tempo presente. Anticipiamo il futuro come troppo lento a venire, come per affrettarne il corso; oppure ricordiamo il passato per fermarlo come troppo rapido; così imprudenti che erriamo nei tempi che non sono nostri, e non pensiamo affatto al solo che ci appartiene, e così vani, che riflettiamo su quelli che non sono più nulla, e fuggiamo senza riflettere quel solo che esiste. Il fatto è che il presente, di solito, ci ferisce. Lo dissimuliamo alla nostra vista perché ci affligge; se invece per noi è piacevole, rimpiangiamo di vederlo fuggire. Tentiamo di sostenerlo per mezzo dell'avvenire, e ci preoccupiamo di disporre le cose che non sono in nostro potere, per un tempo al quale non siamo affatto sicuri di arrivare. Ciascuno esamini i propri pensieri: li troverà sempre tutti occupati dal passato e dal futuro. Il presente non è mai il nostro fine: il passato ed il presente sono i nostri mezzi, solamente il futuro è il nostro fine. In questo modo non viviamo mai, ma speriamo di vivere; e, disponendoci sempre ad essere felici, è inevitabile che non lo siamo mai».
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ramona
Febbraio 19, 2012 at 7:00 pm
Credo che la prima lettura del profeta Isaia di quest'oggi sia stata illuminante (43, 18…) "Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche…Ecco, faccio una cosa nuova…".
Se soltanto avessimo nella nostra mente, nel nostro cuore e nella nostra anima queste Sue Parole e soprattutto quelle del v.4 in cui chiaramente c'è un invito a non perdersi vivacchiando…e seguendo l'invito di un grande santo, Sant'ignazio di Loyola "Agisci come se tutto dipendesse da te, prega come se tutto dipendesse da Dio", non avremo più il desiderio di voltarci indietro o di guardare e pensare ad un futuro prossimo, ma con forza e con fiducia Vivremo in letizia il nostro presente, il nostro oggi!
(…ho provato a scrivere, spero si comprenda, un commento prettamente "biblico"! Grazie di vero cuore ai suoi blog che ci, mi aiutano a pensare, riflettere!! Sono stimolo per la nostra mente).