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By antonio.sabetta21 Novembre 2018In Editoriale

Editoriale – 94

 

 

A cinquecento anni dalla Riforma luterana.

Il lavoro del Progetto di Ricerca "Spiritualità della Riforma"

 

(testo pubblicato sulla rivista "Dialoghi", pdf disponibile nella sezione Pubblicazioni)

 

La commemorazione dei cinquecento anni della Riforma luterana che con abbondanza di eventi e momenti abbiamo vissuto nel 2017, è stata l'occasione per rinnovare la coscienza cristiana ed ecclesiale, per ricordare che la riforma è un'esigenza permanente per ogni credente e per tutta la Chiesa, sempre esposta alla tentazione di vissuti o scelte non evangeliche. Oggi, dopo tanti irrigidimenti, battaglie, incomprensioni, guerre e scomuniche reciproche, che di evangelico avevano ben poco, è possibile non solo purificare la memoria (operazione necessaria ma non bastevole) ma anche guardare con più realismo e oggettività ai fatti e comprendere sia come Lutero comunque abbia determinato una riforma nella Chiesa cattolica (1), sia come il cammino dell'unità, seppur lungi dal considerarsi concluso ha percorso tanta strada. Ciò che ci unisce, come disse Giovanni XXIII, è molto più di ciò che ci divide e rispetto al tempo in cui le parole del Papa buono furono pronunciate, ciò che ci divide probabilmente si è ulteriormente ridotto. Il progresso ecumenico degli ultimi decenni è un punto di non ritorno e da non dimenticare, quella comunione di cui siamo consapevoli, comunione che vuol dire condivisione dell'essenziale e riconoscimento delle differenze, le quali non automaticamente significano divisione, e che è decisiva per affrontare le sfide nuove ed epocali che il mondo oggi pone alle chiese.

Dunque la commemorazione del 2017 si è rivestita di un significato particolare per il momento contestuale in cui cade e per la coscienza diversa con cui le chiese riformata e cattolica si ritrovano. Dopo le virulente polemiche dei centenari precedenti (su tutti il 1617 e il 1917), è possibile andare all'essenziale e riconoscere che la memoria del passato lo rende di nuovo presente e ci obbliga sia a raccontare non una storia diversa ma una storia in modo diverso, sia a vedere come la genuinità evangelica di certe istanze riformatrici valgono ancora oggi: caduta la scorza a volte impenetrabile della rigidità assoluta delle proprie posizioni, è possibile riconoscere come chiesa cattolica e mondo riformato si siano purificati e rigenerati per la provocazione reciproca. Del resto è un dato oggettivo che l'intento riformatore di Lutero non mirava alla divisione della chiesa ma a preservarla (cosa evidente nella Confessio Augustana) ed è altrettanto chiaro che «a portare alla divisione della Chiesa non furono le questioni cruciali di cui si occupò la Riforma, come la dottrina della giustificazione, ma piuttosto le critiche mosse da Lutero alla situazione della Chiesa del suo tempo, che scaturivano da tali questioni» (2). Se a ciò si aggiunge che le incomprensioni erano dovute non di rado non alle questioni concernenti la res ma il dictum, ovvero le categorie teologiche molto diverse con cui si esprimevano le stesse cose, con una rigidità esasperata, si comprende perché la riforma fu percepita e divenne separazione. Ora il fatto è che oggi con verità e libertà dobbiamo riconoscere che le questioni dottrinali alla base dello scontro non sussistono quasi più, senza con ciò negare differenze anche su aspetti decisivi della fede.

In questo orizzonte si è collocato ed ha preso forma a partire dal 2015 il Progetto di Ricerca "Spiritualità della Riforma". Diretto dal prof. Giuseppe Lorizio, ordinario di Teologia Fondamentale presso la Pontificia Università Lateranense, e patrocinato dal Servizio Nazionale della CEI per gli Studi superiori di Teologia e di scienze religiose, il Progetto ha coinvolto istituzioni diverse (PUL, Istituto Sophia, Istituto di Studi Ecumenici di Venezia, Facoltà Valdese di Roma, Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, Università "Tor Vergata") e docenti addentro alle questioni (i proff. Lorizio, Blaumeiser, Cassese, Cavallotto, Ferrario, Maffeis, Vogel, Zak, Sabetta). Come recita il nome, il Progetto muoveva dall'esperienza spirituale di Lutero che, come ha ricordato Papa Francesco durante la preghiera ecumenica nella cattedrale di Lund (31 ottobre 2016), «ci interpella e ci ricorda che non possiamo fare nulla senza Dio. "Come posso avere un Dio misericordioso?". Questa è la domanda che costantemente tormentava Lutero. In effetti, la questione del giusto rapporto con Dio è la questione decisiva della vita» (3).

La tematica generale e l'orizzonte del Progetto è stata la spiritualità della riforma e in tal senso si colloca la scelta di attivare dei corsi comuni nelle specializzazioni della Facoltà di Teologia della PUL da questo angolo prospettico: la theologia crucis, la spiritualità del simul iustus et peccator e la riforma dell'agire ecclesiale. Se lo scopo del progetto è stato anzitutto la preparazione e la celebrazione del V centenario della Riforma, tuttavia il suo intento più ampio è di continuare, anche dopo il 2017, questo lavoro di ricerca e di promozione di studi sulla Riforma, interconfessionale e interfacoltà. Gli ambiti epistemologici e metodologici di tali ricerche sono stati individuati sostanzialmente in due direzioni diverse ma interagenti fra loro: 1. l'ambito storico (così da coinvolgere anche i vari Dipartimenti di storia delle Università statali e non), volto ad approfondire i "significativi mutamenti" di metodo, analisi e valutazione su personaggi ed eventi del XVI secolo che la storiografia degli ultimi cento anni ha introdotto; questa precisa attenzione alla storia è sorta anche dalla sensazione che tale "evoluzione" storiografica non trovi adeguato peso e ascolto nei tradizionali manuali delle facoltà teologiche; 2. L'ambito teologico con particolare attenzione alla dimensione esistenziale, spirituale e pastorale della teologia secondo la visione di Lutero e degli altri riformatori; una teologia, quindi, non tanto "di scuola", ma a livello di vita e di comunità, e in tal senso pastorale e spirituale, elaborata e finalizzata alla formazione ("ri-forma") costante dei singoli credenti e della Chiesa alla luce del Vangelo.

Il lavoro del Progetto è stato anzitutto seminariale. I membri si sono ritrovati tre volte l'anno per discutere e confrontarsi ciascuno mettendo a disposizione la sua attività di ricerca sulle tematiche in oggetto. Da questo lavoro seminariale hanno preso forma dapprima alcuni contributi sulla rivista Lateranum come quelli di R. Penna sul numero 1/2016 (Martin Lutero e la Bibbia) e 1/2017 (Martin Lutero e la Lettera di Paolo ai Romani) e di L. Vogel sul numero 1/2017 (Realistische und illusorische Theologie bei Martin Luther [bis 1518]). L'evento più significativo è stato il Convegno Internazionale svoltosi il 18 e 19 settembre 2017 presso la PUL dal titolo "Passione per Dio. Spiritualità e teologia della Riforma a cinquecento anni dal suo albeggiare". Le tre sessioni del Convegno hanno affrontato la theologia crucis, la logica del "simul" come logica del paradosso, la spiritualità della Riforma nell'agire ecclesiale; ciascuna sessione è stata articolata in 4 relazioni: una biblica (A. Pitta, R. Penna, D. Marguerat), una storica (S. Cavallotto, L. Vogel, G. Pani) e due teologiche (H. Blaumeiser, A. Maffeis, L. Zak per la prospettiva cattolica e V. Leppin, U.H.J. Körtner, F. Ferrario per quella evangelica). Molto partecipata la conferenza pubblica "La Riforma ieri e oggi" che ha visto dialogare P. Ricca e G. Lorizio moderati dal giornalista M. Muolo. Gli atti del Congegno sono stati pubblicati come numero monografico 1/2018 della rivista Lateranum.

Segnaliamo infine l'imminente uscita presso la Lateran University Press, a cura di G. Lorizio, della prima edizione italiana della Confessione sulla cena di Cristo (1528), l'opera più significativa di Lutero sul sacramento dell'altare, un testo che chiudeva le polemiche con l'ala radicale della riforma riaffermando la presenza reale del corpo di Cristo nel sacramento come questione decisiva della fede cristiana. Nelle tre parti che costituiscono quest'opera Lutero ribadisce il realismo eucaristico ed offre anche una confessione che rappresenta per certi versi il suo testamento, un testo deciso nell'affermazione della verità evangelica e nella condanna di tutto ciò che a suo parere gli si opponeva.

 

(1) Papa Francesco a Lund ha riconosciuto con gratitudine «che la Riforma ha contribuito a dare maggiore centralità alla Sacra Scrittura nella vita della Chiesa».

(2) COMMISSIONE LUTERANA-CATTOLICA SULL'UNITÀ E LA COMMEMORAZIONE COMUNE DELLA RIFORMA NEL 2017, Dal conflitto alla comunione, n. 22 in "Il Regno Documenti", (11/2013), p. 357. Questo testo è un riferimento importante da considerare.

(3) Sono da ricordare le parole di Benedetto XVI a Erfurt durante l'incontro con i rappresentanti del Consiglio della "Chiesa evangelica in Germania" (23.09,2011): «"Come posso avere un Dio misericordioso?". Che questa domanda sia stata la forza motrice di tutto il suo cammino mi colpisce sempre nuovamente nel cuore. Chi, infatti, si oggi si preoccupa ancora di questo, anche tra i cristiani? Che cosa significa la questione su Dio nella nostra vita? Nel nostro annuncio? […]. La domanda: Qual è la posizione di Dio nei miei confronti, come mi trovo io davanti a Dio? – questa scottante domanda di Lutero deve diventare di nuovo, e certamente in forma nuova, anche la nostra domanda, non accademica, ma concreta. Penso che questo sia il primo appello che dovremmo sentire nell'incontro con Martin Lutero».

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