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By antonio.sabetta6 Giugno 2008In Editoriale

Editoriale – 6

È iniziato il periodo più bello dell’anno per me; si tratta dei mesi di giugno e luglio che coincidono con le giornate più lunghe e più ricche di sole nonché anche più calde, il che è piacevolissimo se non devi trascorrerle dentro una città umida e piena di smog ma in collina dove non c’è umidità e la sera si sta bene (per quanto la percezione del fastidio che il caldo provoca sia sempre molto soggettiva).

Le lezioni si sono concluse e stiamo affrontando la sessione estiva degli esami. Se solo potessi fare a meno di esaminare! È così noioso e faticoso ma anche difficile perchè valutare una persona non è mai cosa immediata o risolvibile in breve. Ho ripreso da un po’ la mia vita normale e il brutto incidente di qualche mese fa sembra ormai un ricordo che non ha lasciato (almeno così pare) incancellabili strascichi, tranne una cicatrice sul ciglio che non dà fastidio a nessuno.

Passa il tempo ma non si finisce mai di lavorare. Smaltita la fatica per la pubblicazione dell’ultimo volume sul rapporto fede-ragione, che ha ricevuto una buona accoglienza e comincia ad essere recensito, sto preparando l’edizione inglese di tale testo per il mercato americano e soprattutto ho iniziato a lavorare per il prossimo volume su Vico, il secondo che mi riguarda, il quale mi vedrà affrontare il capolavoro del filosofo napoletano, La Scienza Nuova.

Nel frattempo al termine della sessione di esami partirò per l’Irlanda dove resterò buona parte del mese di luglio per studiare ancora un po’ l’inglese e anche per rilassarmi visto che l’Irlanda è una realtà “a misura d’uomo”. Dopo l’indimenticabile esperienza negli Stati Uniti (a cui non devo pensare spesso altrimenti mi ammalo di nostalgia) ritorno alle origini, alla mia ormai cara e familiare Maynooth.

Infine un aggiornamento sul blog dove vi invito tutti a rilasciare commenti. È partita una nuova sezione intitolata “Leopardiana”. Come potete immaginare sarà un luogo di commento di testi di colui che io considero il più grande poeta della modernità. Oltre al blog ci possiamo sempre incontrare su msn; il mio contatto è: seize.t.day@hotmail.it. Alcuni mi hanno chiesto da dove venga questo strano nick; ebbene si tratta dell’espressione contratta “seize the day” che nel film L’Attimo fuggente (my favourite film) traduce l’espressione di Orazio “carpe diem”.

Mi congedo citando un brano di Benedetto XVI tratto dall’Angelus dello scorso 1 giugno che mi accompagna in questo tempo dedicato al cuore di Cristo:

 

«Dall’orizzonte infinito del suo amore, Dio ha voluto entrare nei limiti della storia e della condizione umana, ha preso un corpo e un cuore; così che noi possiamo contemplare e incontrare l’infinito nel finito, il Mistero invisibile e ineffabile nel Cuore umano di Gesù, il Nazareno. […] Ogni persona ha bisogno di un “centro” della propria vita, di una sorgente di verità e di bontà a cui attingere nell’avvicendarsi delle diverse situazioni e nella fatica della quotidianità. Ognuno di noi, quando si ferma in silenzio, ha bisogno di sentire non solo il battito del proprio cuore, ma, più in profondità, il pulsare di una presenza affidabile, percepibile coi sensi della fede e tuttavia molto più reale: la presenza di Cristo, cuore del mondo».

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