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By antonio.sabetta19 Gennaio 2008In Editoriale

Editoriale – 5

Come vi avevo preannunciato lo scorso dicembre, da qualche giorno è in distribuzione la mia nuova fatica editoriale edita dalla Lateran University Press. Si tratta di una monografia di poco meno di 200pp che affronta il tema del rapporto fra fede e ragione; una pubblicazione che cade a dieci anni dalla promulgazione dell’enciclica Fides et ratio (settembre 1998).

Il volume si compone di 5 capitoli ed è diviso in pratica in due parti, una diacronica ed una sincronica. Nella parte diacronica viene ripercorso storicamente il modo in cui all’interno della prospettiva cristiana è stato considerato il rapporto fra ragione e fede a partire dal Vaticano I fino proprio a Fides et ratio a cui è dedicato ampio spazio; nella trattazione di quest’ultimo documento vengono ripercorsi attraverso alcune figure storiche i momenti più significativi dell’incontro (e anche dello scontro) fra ragione e fede.

La seconda parte, più speculativa, tenta un nuovo approccio alla tematica alla luce soprattutto della contestualità occidentale contemporanea i cui sentieri vengono ricostruiti e identificati come “post-modernità”.

Nella sezione del sito “Pubblicazioni” è possibile scaricare l’indice e l’introduzione

Il testo è in distribuzione; potete chiederne copia ad un prezzo vantaggioso direttamente a me mandandomi una mail utilizzando lo spazio "contatti"

contatto msn: seize.t.day@hotmail.it 

 

Copertina

 

«Filosofia e teologia devono rapportarsi tra loro “senza confusione e senza separazione”. “Senza confusione” vuol dire che ognuna delle due deve conservare la propria identità. La filosofia deve rimanere veramente una ricerca della ragione nella propria libertà e nella propria responsabilità; deve vedere i suoi limiti e proprio così anche la sua grandezza e vastità. La teologia deve continuare ad attingere ad un tesoro di conoscenza che non ha inventato essa stessa, che sempre la supera e che, non essendo mai totalmente esauribile mediante la riflessione, proprio per questo avvia sempre di nuovo il pensiero. Insieme al “senza confusione” vige anche il “senza separazione”: la filosofia non ricomincia ogni volta dal punto zero del soggetto pensante in modo isolato, ma sta nel grande dialogo della sapienza storica, che essa criticamente e insieme docilmente sempre di nuovo accoglie e sviluppa; ma non deve neppure chiudersi davanti a ciò che le religioni ed in particolare la fede cristiana hanno ricevuto e donato all’umanità come indicazione del cammino.[…]

Il pericolo del mondo occidentale – per parlare solo di questo – è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo. […] Esiste il pericolo che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo; che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande. Se però la ragione – sollecita della sua presunta purezza – diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola» (Benedetto XVI, Testo dell'allocuzione che il Santo Padre Benedetto XVI avrebbe pronunciato nel corso della Visita all’Università degli Studi "La Sapienza" di Roma).

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