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By antonio.sabetta24 Giugno 2007In Editoriale

Editoriale – 2

 Cari cybernauti, in questo poco più di primo mese di vita del sito, siete stati in oltre 600 a visitarlo, un dato che mi lusinga soprattutto in considerazione del fatto che la maggior parte di voi è stato un “utente di ritorno”. Sono anche giunti numerosi suggerimenti alcuni dei quali sono stati già accolti.

Adesso mi sembrava il momento di aggiornare la home page. Siamo quasi alla fine del mese di giugno (purtroppo! Perché per me giugno e luglio sono i mesi più belli dell’anno) e a conclusione di un anno accademico vissuto “faticosamente” nel tentativo di fare le cose nel modo migliore possibile (ma anche nella consapevolezza che rispetto al compito della vita nessuno è mai all’altezza).

Sto lavorando da un po’ ad una monografia sul rapporto tra fede e ragione; in un tempo di crisi della ragione e di trionfo dell’irrazionalità (basti pensare al ruolo pressoché nullo che la ragione riveste nella vita quotidiana) anche la fede si indebolisce e rischia di perdere la sua identità. Il 2008 sarà il decennale dell’enciclica Fides et ratio; dal 1998 “ne è passata di acqua sotto i ponti” con l’avvenimento discrimine della storia rappresentato dall’11 settembre 2001 e uno scenario globale piuttosto inquieto (ed inquietante per certi versi). E poi l’invito di Benedetto XVI a Ratisbona all’Occidente ad allargare gli orizzonti della ragione, invito di cui non si è accorto quasi nessuno dal momento che si è preferito sottolineare dettagli marginali, com’è costume di questo nostro mondo che si emoziona ma non pensa: non a caso siamo nell’epoca del trionfo della tecnica e, quindi, come diceva Heidegger, del pensiero calcolante che, sempre ripetendo le parole del filosofo tedesco, non va denigrato ma non può essere la sola forma di pensiero concessa agli uomini sotto il cielo. La questione è complessa ma la fede non può ignorarla, perché senza la ragione non può elevarsi alla conoscenza e contemplazione della verità essendo fede e ragione le due ali che fanno volare l’uomo verso la verità (e nessuno può volare con un’ala sola!); parafrasando il Canto alla Vergine di Dante (il poeta mi perdoni!), una fede senza ragione (prima e più che viceversa) è come il desiderio di colui che “vuol volare sanz’ali”. Siete tutti invitati ovviamente a dire la vostra su questo delicato problema.

E poiché la verità rimane l’assillo ultimo della vita, poiché la ricerca del senso è ciò che ci qualifica come umani, riporto la trascrizione di un brano tratto dal film Blade Runner, dove i replicanti, simboleggiati dall’esemplare più perfetto, Roy, sono talmente simili all’uomo che alla fine non possono che volere quello che al fondo di tutto gli uomini vogliono.

« … vivere nel terrore, vero? In questo consiste essere uno schiavo.

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione; e ho visto i raggi b balenare nel buio vicino alle porte di Tannäuser. e tutti quei… momenti andranno perduti… nel tempo…come… lacrime nella pioggia. É tempo… di morire».

«io non so perché mi salvò la vita. Forse in quegli ultimi momenti amava la vita più di quanto l’avesse mai amata; non solo la sua vita, la vita di chiunque, la mia vita.

Tutto ciò che volevano erano le stesse risposte che noi tutti vogliamo: da dove vengo, dove vado, quanto mi resta ancora? Non ho potuto far altro che restar lì e vederlo morire».

Il prossimo 16 luglio, God willing, partirò per un viaggio negli Stati Uniti e visiterò la east coast. Desideravo da tanto visitare quella nazione che amo senza conoscere (e che spero di continuare ad amare dopo averla conosciuta); vi terrò informati del viaggio, con una sorta di journal da seguire nel blog.

Infine vi segnalo due nuove pubblicazioni.

Un saggio in uscita su Lateranum 1/2007 scritto in collaborazione con il prof. P. Sguazzardo che presenta alcuni significativi modelli di teologia fondamentale degli ultimi anni e un secondo corposo saggio su Rassegna di Teologia 2/2007 in cui riprendo i miei studi vichiani (in particolare il De Antiquissima) riprendendo alcune cose scritte nel volume I “lumi” del cristianesimo e approfondendone altre, in particolare un confronto con la posizione di J. Ratzinger piuttosto critico con Vico nel suo Introduzione al cristianesimo. Questo secondo scritto è stato recensito dal prof. Angelo Marchesi  su L'Osservatore Romano del 25 luglio a p. 6 nella rubrica "L'Osservatore Libri"

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