Com’e’ dura reimparare a vivere quando gli affetti vengono meno
Venerdì scorso ho potuto finalmente andare al mare dopo un'attesa durata per me fin troppo. Pur non essendo un fanatico del mare, uno di quelli capace di trascorrere giornate o estati intere in spiaggia, non so pensare all'estate senza il rito del mare, senza il caldo, la sabbia che s'appiccica ovunque, la brezza, l'acqua salata, i corpi al sole ecc. ecc. così anche questa volta con trepidazione e desiderio sono sceso in spiaggia. Sabato ripetuto lo stesso gesto ed ho realizzato quel qualcosa che già avvertivo venerdì: un senso di diversità, la sensazione che quel mare tanto amato non era più come prima, come era fino all'anno prima. Eppure stesso mare, stessa spiaggia, addirittura stesso numero di ombrellone.
Sappiamo che le cose non sono mai le stesse perché noi non siamo mai gli stessi e nonostante la ferialità abitudinaria e mortificante nella quale ci collochiamo perché ci fa comodo, cambiamo e viviamo tutto in modo sensibilmente diverso. Il fatto è che a volte non ci sono solo differenze ma cambia tutto e ti accorgi che quella cosa, quel gesto che tanto ti apparteneva ora ti diventa così strano e finanche estraneo che quasi ti ci devi riabituare. Mi sono chiesto perché e c'è voluto poco per capire la ragione che trasformava una cosa bella nel segno di un malessere.
La verità è che quando ti abitui, fosse pure per poche stagioni, a fare una cosa a partire da qualcun altro, quando poi questo qualcun altro non c'è più ma permangono i gesti che facevi con la sua presenza o implicazione, tutto perde colore, bellezza, verità. Non solo nulla è più come prima ma in un certo senso è come se fossi stato espropriato di quel gesto e lo devi reimparare in un modo nuovo, ritrovandovi una bellezza che se n'è andata quando è andato via chi avevi con te legato profondamente a quella cosa, a quel rito, a quella circostanza.
Viviamo di affetti a tanti livelli: quelli della parentela, quelli amicali, quelli delle persone che amiamo e quando vengono meno bisogna ricominciare. Questo reimparare le cose può diventare a volte finanche un reimparare a vivere o almeno a gustare la vita, quando non c'è più la persona su cui avevi investito molto o tutto, che significava tanto o troppo per la tua vita.
A volte finiscono gli affetti, terminano le amicizie quasi assecondando la spontaneità della realtà e in quel caso il venir meno di qualcosa o qualcuno di importante ti pesa di meno, quasi non te ne accorgi; ma quando invece si recide qualcosa improvvisamente, per motivi che non capisci o che avverti come un'ingiustizia, quando hai la netta percezione che un affetto ti è stato strappato, rubato, allora è davvero dura ricominciare. Dove crescono i legami cresce anche il dolore per quando essi si spezzano, per quando la vita o i nostri errori li recidono e allora vorremmo tornare indietro, vorremmo non aver incontrato certe persone o vissuto certe esperienze, vorremmo non esserci esposti troppo.
Succede sempre così, quando soffri come un cane ti dimentichi il bene che l'altro ti ha dato e vorresti non aver avuto occasioni che ora ti restano solo come dolorosi ricordi che cerchi ma non riesci a dimenticare perché definiscono una mancanza, ora che non è riempibile. Ma una vita senza affetti, non è vita: non si è veramente liberi se non quando si è nei legami della vita ed è proprio il loro venir meno che ti fa percepire struggentemente un senso dell'esistere che è compromesso
2 Comments
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m.c.
Ottobre 13, 2011 at 10:22 am
bello e vero!
Marco
Febbraio 24, 2017 at 10:56 am
"non si è veramente liberi se non quando si è nei legami della vita"
Curioso….!
Moli altri invece giudicano più corretta l'affermazione di Arthur Schopenhauer: "Chi non ama la solitudine non ama la libertà, perché non si è liberi che essendo soli".
Personalmente penso che si tenda a sposare una o l'altra scuola di pensiero a seconda dello stato in cui ci troviamo al momento.
Per capirci posso fare un esempio molto calzante: quando non mangiamo da parecchio tempo vorremmo divorare le cose più caloriche che troviamo, mentre dopo una grande abbuffata (che c'ha procurato gonfiori e dolori allo stomaco) preferiamo digiunare oppure mangiare riso in bianco, minestrina e insalata.
Ecco: il bisogno di affetti e legami dipende da quanto se ne è affamati oppure sazi, o addirittura "ingolfati".
Cosa sia giusto veramente in senso assoluto non so…. probabilmente non c'è una regola per tutti, visto che ci sono anche i solitari.
Però l'animale uomo è mediamente un animale da branco, quindi direi che tra pro e contro sia meglio avere affetti e legami.