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E' in distribuzione in questi giorni il mio ultimo volume:

 

A. Sabetta, Un'idea di teologia fondamentale tra storia e modelli, prefazione di G. Lorizio, Studium, Roma 2017, 458pp

 

 

Diciamocelo francamente, questo testo l'ho scritto per gli studenti perché facendo lezione in questi anni non ho trovato uno strumento che mi andasse bene, che presentasse le cose che mi stavano a cuore nella maniera che avrei voluto. E siccome non si può fare lezione in un modo e costringere gli studenti a studiare cose inevitabilmente diverse o non del tutto sovrapponibili a quello che dici a lezione, ho pensato che era giunto il momento che mi mettessi a scrivere io qualcosa, seguendo il filo dei pensieri che avevo in testa.

A poco a poco e nel corso di almeno quattro anni ha preso forma questo testo dapprima come draft, poi arricchitosi di paragrafi e capitoli, poi incessantemente modificato sia in ragione delle provocazioni degli studenti, soprattutto del II ciclo, sia perché ogni volta che facevo lezione la preparazione e le domande che spesso emergevano a lezione mi costringevano a modificare qualcosa, specificare meglio qualcos'altro, aggiungere o semplificare, approfondire o sorvolare.

Tutto quello che ho scritto, lo dico con verità e senza nessuna presunzione, è farina del mio sacco. Non c'è autore, non c'è opera analizzata che non sia stato prima letto da me e quindi presentato in ragione della mia lettura. Questo non vuol dire che non mi sia confrontato con altre interpretazioni o che non abbia letto chi prima di me ha scritto e studiato certe cose, ma ho voluto dapprima procedere nel confronto serrato con le fonti e solo dopo vedere se le mie interpretazioni erano plausibili. È stato utilissimo e molto fecondo ritrovarmi a leggere montagne di opere di autori che la teologia non l'hanno studiata o presentata ma fatta durevolmente e significativamente; così non mi sono sottratto alla lettura di opere come l'Apologeticum e il De praescritpione haereticorum di Tertulliano, le Apologie di Giustino, l'Ottavio di Minucio Felice, Gli apologisti greci, e poi il Pedagogo e Gli Stromata di Clemente, il Contro Celso di Origene, la Preparazione evangelica e la Dimostrazione evangelica di Eusebio, il De utilitate credendi, la prima parte del De Civitate Dei di Agostino. Non solo i Padri ma anche il Medioevo con i Commenti alle Sentenze di Lombardo tanto di Bonaventura quanto di Tommaso e poi del primo l'Itinerarium mentis in Deum e le Collationes in Haexemeron e del secondo la q. I della Summa, il primo libro della Summa contra gentiles e quell'opera straordinaria che è il Commento al De Trinitate di Boezio.

Non c'è da nascondere che, data la mia formazione e sensibilità, mi ha interessato più analiticamente la modernità in cui ho cercato di ricostruire passo dopo passo come prende forma quella struttura tripartita del trattato di apologetica che segnerà la TF fino alla metà del Novecento. Sono sempre più convinto che il ruolo chiave in questo è stato svolto dalla critica deista della rivelazione perciò mi sono attardato su autori citati ma poco frequentati come Toland, Tindal, Collins senza dimenticare la scaturigine di tutto cioè J. Locke (e Spinoza), per poi passare ai manuali come quelli di Vives, Charron ed autori di cui spesso si ricorda a malapena solo il nome come Grozio, Duplessis-Mornay, Abbadie, Clarke, Hooke, senza dimenticare la riflessione magisteriale imbevuta della prospettiva apologetica. È stato interessante ripercorrere opere scritte in un francese o in un inglese arcaico. Non poteva mancare una sezione alle apologetiche "alternative" della modernità come i Pensieri di Pascal o La grammatica dell'assenso di Newman, di opere di difficile lettura per ragioni diverse, il carattere frammentario della prima, l'argomentazione articolata e complessa della seconda. E poi l'immersione nel Novecento, dalla neoscolastica di Garrigou-Lagrange, a Blondel con L'Azione e la Lettera sull'apologetica, l'intermezzo dedicato a Gli occhi della fede di Rousselot quindi l'incursione nei giganti della teologia cattolica del Novecento come il Rahner di Uditori della Parola e del Corso fondamentale sulla fede e il Balthasar di Gloria e di Solo l'amore è credibile. E poi due autori viventi: H. Verweyen, il cui testo La parola definitiva di Dio è una sfida considerevole, e H. Waldenfels.

Alla luce di tutto questo itinerario ho proposto un'idea di teologia fondamentale che nasce dalla Scuola Lateranense e che cerca di raccogliere sia le istanze permanenti del rendere ragione della speranza sia il come procedere nella congiuntura attuale.

Adesso non resta che vedere se l'inutile fatica diventerà utile per qualcuno, non solo per coloro che saranno obbligati per l'impegno delle lezioni a leggere e studiare il testo. Non so se poi ci sono ragioni sufficienti per dire "il testo vale la pena" ma tant'è, ormai l'ho scritto...

 

Nella sezione pubblicazioni del sito è presente un file che contiene l'indice e la prefazione di G. Lorizio