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Copertina

Segnalo l'uscita di questo mio volume sul rapporto tra postmodernità e cristianesimo in prospettiva teologico fondamentale. Il titolo è: Quel che resta della ragione. Sul senso di una nemesi storica per la dicibilità della fede nella congiuntura postmoderna, Youcanprint, Tricase (LE) 2016, 166p, 14 euro.

Il volume è disponibile sugli store on line e ordinabile nelle librerie

 

 Inserisco il testo della premessa

 

 

Il titolo dato al volume chiarisce tanto quello che queste pagine non vogliono essere quanto quello che si propongono sommessamente di essere.

Anzitutto le riflessioni che seguono non hanno la pretesa di essere esaustive della situazione contemporanea e tanto meno di indicare strategie di carattere pastorale per la comunicazione e la trasmissione della fede nel contesto odierno in cui non solo l'accoglienza ma la stessa dicibilità della rivelazione cristiana si rivela altamente complicata. Rifuggendo da slogan eviteremo, per quanto possibile, di limitarci ad enunciare piste che tocca sempre agli altri percorrere. L'orizzonte sarà quello teologico-fondamentale, ovvero un'analisi del contesto (auditus temporis) per individuarne simpateticamente le ricchezze e profeticamente le problematicità in vista di "dissodare" il terreno per "rendere ragione della speranza", muovendo verso quello che, dal mio modesto punto di vista, rimane oggi la vera quaestio ultima, non chiarire e affrontare la quale lascia sospeso tutto il resto o affidato all'estro di improbabili o geniali strategie pastorali il confrontarsi con la res.

Per questo motivo il volume è diviso in due parti. La prima rap-presenta una ricognizione circa il senso della postmodernità che, al di là dell'acceso e irrisolto conflitto delle interpretazioni, rimane il termine che raccoglie più consenso quando si tratta di dare un nome alla contemporaneità liquida, complessa, frammentata e quindi altamente sfuggente alla "presa" dei concetti. In questa prima parte scorreranno considerazioni di carattere generale a cui si affiancherà la presentazione di alcune "auctoritates" (Lyotard, Vattimo, Habermas) e infine di alcuni fenomeni di ritorno ovvero il neopaganesimo e, appunto, il cosiddetto amebico e ambiguo ritorno del sacro.

La chiarificazione sufficiente (per quanto non esaustiva) del con-testo costituirà l'humus necessario sul quale innestare le sottolineature teologico-fondamentali che si incontreranno nella seconda parte. Riprese sinteticamente positività e criticità del post-moderno si cercherà di approcciare la vera posta in gioco, ovvero la crisi della ragione nella postmodernità e la necessità di ritrovarla oltre le derive ideologiche moder-ne, oltre le tragedie delle ideologie, restituendo alla ragione quel ruolo decisivo nella vita declinandola come domanda di senso oltre la proclamata irrilevanza non solo del senso ma della stessa interrogazione sul senso.

Rifuggendo quanto più possibile da letture apocalittiche del postmoderno o infarcite di quell'irenismo buonista che non promuove il dialogo ma accresce le distanze ammantandole di referente rispetto (o di-sprezzo), evidenzieremo le questioni che a mio parere spesso "stanno a monte", dietro gli epifenomeni che non andrebbero sempre considerati come insuperabili nel loro mero darsi ma compresi nella ragione (più o meno ultima) della loro scaturigine.

Spetterà al lettore, infine, giudicare la bontà, plausibilità, difendi-bilità e sostenibilità di analisi e proposte, suggestioni e affermazioni, che provenendo da un punto prospettico particolare (sia per l'orizzonte disci-plinare sia per la limitatezza intrinseca dello scrivente) saranno soggette a verifica o inevitabile (a volte) riformulazione o falsificazione. Ma l'aver provocato una riflessione e una domanda avrà già allontanato dall'inutilità ogni parola di seguito scritta