Passato e futuro tra rimpianti e paure
Paura e rimpianto sono due parole che in questi ultimi tempi mi stanno tornando più del solito in mente. Non che si tratti di esordi perché hanno sempre fatto parte del mio vocabolario o di quelle keywords che identificano quello che uno è, solo che di recente tornano con più insistenza, è come se fossero diventate più abituali. Due parole che sono univocamente legate al futuro e al passato, come è naturale che sia, poiché del futuro non si può avere rimpianto e del passato paura (forse sì?). Ci sono momenti in cui accadono cose che ti spingono sempre a tornare o a ciò che è già stato o a ciò che hai davanti e per quanto tu ti ripeta che ciò che è già stato non può essere cambiato, né ripetuto o cancellato, e ciò che è di là da venire non è determinabile da te, resta questo senso di sospensione fra il già e il non ancora che può purtroppo diventare una seria distrazione dal presente. Eppure non riusciamo a sottrarci a queste dinamiche. Da un lato i rimpianti. Se mi volgo a guardare indietro mi accorgo quanto della mia vita sia stato condizionato o deciso da dettagli, da circostanze banali che l'hanno poi condizionata pesantemente, da clichés che mi hanno non di rado impedito di essere me stesso. E allora ecco il rimpianto, non riguardo alle grandi decisioni della vita, perché se tornassi indietro rifarei la stessa scuola e mi ritroverei di nuovo prete, ma riguardo a tante altre cose che mi hanno fatto essere quello e come sono ora. L'aver censurato certe cose, l'aver dato troppo peso ad alcune a scapito di altre, l'aver preso decisioni senza essermi fidato fino in fondo di chi voleva il mio bene, il non aver osato, le incertezze della mia pavidità, i timori del rischio, le angosce esagerate, le rinunce inutili, le scelte sbagliate. Potrei continuare all'infinito mentre mi scorrono nella mente momenti e situazioni concreti a cui posso associare ciascuna delle frasi or ora pronunciate. Penso sia umano, e non patologico, che uno desideri essere diverso sotto certi aspetti, e si renda conto che è stata colpa sua, conseguenza procurata di una libertà che ha scelto nel modo sbagliato a volte consapevolmente altre volte perché ha deciso senza ponderare, riflettere, considerare tutti i fattori in gioco. Ti senti inerme perché sai che non a tutto puoi porre rimedio e che, ad ogni modo, le cose a cui uno mette una pezza non sono come quelle che uno potrebbe avere senza toppe. Questo non significa non essere riusciti ad accettarsi, ma provare quella sensazione, il rimpianto appunto, che ti rimanda al gap fra desiderio e realtà e ti fa riflettere sulla natura asintotica del rapporto fra voler essere ed essere. Mentre il passato evoca rimpianti, il futuro suscita paure ed angosce. È inevitabile pensare a ciò che ci aspetta, chiederci non solo quanto ci resta ma soprattutto quale sarà la qualità della vita che ancora ci è data. E questo da tutti i punti di vista, a cominciare da quello fisico, perché quando si è sotto il cielo su questa terra non sai mai cosa accadrà, non sai mai se una piccola distrazione, la prima, ti potrà essere fatale (e io ne so qualcosa da un anno a questa parte), se invece il tuo corpo cederà per le tue cattive abitudini o semplicemente perché non è perfetto, se avrai la fortuna di una fine immediata o il destino di una lenta agonia fatta di sofferenza il più delle volte inutile perché non ti fa guarire ma è il preludio della fine. E mi chiedo ancora, visto che io vivrò da solo per scelta, se ci sarà qualcuno a prendersi cura di me o se farò la fine di Salieri nel film Amadeus, o se sarò avvolto dalle tenebre della follia o della demenza, ecc. E poi anche sul piano non solo fisico; se il futuro sarà ricco di rapporti, di soddisfazioni e di cose belle, se potrai dire di sentirti felice, se la tua fede sarà più adulta e robusta; ma anche la paura di fallire, di tornare indietro, di deludere, di non essere all'altezza, di non reggere le sfide, di rimanere vittima delle mie manie. E così mi sento sospeso, un po' allontanato dal presente, distratto dal concreto con lo sguardo ondeggiante fra passato rimpianto e futuro incerto. Pensieri di un istante, poi tutto torna ad essere razionalizzato e torna nei ranghi necessari per evitare di rimanere bloccati ed incapaci di vivere davvero.
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Francesca
Dicembre 14, 2008 at 8:43 pm
E' difficile commentare un post del genere…quando oggi l'ho letto,avrei voluto scrivere "Antonio è pazzo!!!" ma in realtà il suo post mi ha fatto riflettere che forse questo è proprio lo stato d'animo in cui sto vivendo io…Se guardo indietro io invece,tante cose non le rifarei come per es. la mia scelta delle superiori di ragioneria…avrei preferito un liceo classico o più di tutti il magistrale ma non parlo tanto di questo perchè anche se vorrei che delle cose fossero andate diversamente,continuo a pensare che sono quello che sono adesso,proprio perchè non potevano che andare così…ma per quanto riguarda il futuro?a volte hai così paura di quello che ti aspetti,che vorresti essere solo un grande spettatore del film della tua vita e che le decisioni più importanti ed ogni azione da svolgere fosse fatta da qualcun altro…poi ti rendi conto invece,che solo tu puoi costruire il tuo futuro e allora non è che ti senti sollevato ma anzi,ancora più paurosamente responsabile!Posso dire che forse la soluzione migliore sia vivere tranquillamente e serenamente il presente pensando che ogni attimo di vita in più è un attimo regalato da Qualcuno che sicuramente per il nostro futuro vuole solo la nostra felicità…vi lascio con una frase di Madre Teresa:
"Non permettere mai che qualcuno venga a te e vada via senza essere migliore e più contento…sii l'espressione della bontà di Dio;bontà nel tuo volto e nei tuoi occhi,nel tuo saluto e nel tuo sorriso"!!!
Questa ci insegna a come vivere al meglio il presente senza rimpianti per il passato nè paure per il futuro!Baci ad Antonio!Grande,come sempre!!!
Antonio
Dicembre 15, 2008 at 1:35 am
Riguardo i rimpianti, ho notato che a volte le variabili che entrano in gioco non dipendono da noi. A quel punto, il rimpianto si trasforma in delusione o rabbia perchè si sente forte il peso dell'impotenza e non di rado dell'ingiustizia. A me piace riflettere però anche sul fatto che certi errori (chiamiamoli così) commessi alla fine mi fanno essere ciò che sono, cioè una persona con pregi e difetti, ma in ogni caso unica, homo viator. E questa unicità è data proprio, oltre che dalle variabili esogene, anche da questa debolezza endogena che genera rimpianti e paure che a loro volta mi hanno forgiato. Se queste mancassero, vorrebbe dire che sono una persona perfetta e ciò avrebbe due conseguenze: guarderei gli altri dall'alto verso il basso e non sentirei il bisogno di Dio. L'anelito verso di Lui non deriva anche da questa nostra finitezza? Dio-che-viene… non è forse venuto a colmare questa imperfezione? Perchè Gesù dormiva sulla barca che sembrava affondare…, poi lo svegliarono, sgridò il mare e si fece bonaccia…? L'uomo continua a percepire/non percepire questa Presenza del "Dio nascosto" di cui parla bene Messori nei suoi libri perchè non possediamo la verità ma siamo posseduti dalla verità, concetto che esprime bene Bruno Forte. Ma se io sono posseduto dalla verità, sono solo io che posso allontanarmi da lei e non viceversa. A presto!
rachele
Dicembre 15, 2008 at 10:48 am
…….e si è fatto carne!!!!Un FATTO!!!!
un fatto che ci supera da tutte le parti,ma che ci risponde, risponde a tutto:alle paure,ai rimpianti,ai rimorsi atutte le nostre fragilità e ci dice "alza lo sguardo…connettiti con face-book…..ci siamo, ci sono,ci sei e……
ciao Rachele
Stefano
Gennaio 22, 2009 at 2:43 pm
Non desidero certo essere più cattolico di te. Né fare il sacerdote da strapazzo. Ci mancherebbe!
Quel che siamo noi non è il frutto del caso ma di un progetto. E tu lo sai bene. Anzi del Progetto. Quello che noi percepiamo spesso come rimpianto "ah, se avessi fatto, se avessi o non avessi detto" probabilmente erano strade senza uscite, vicoli ciechidella nostra vita. Tra gli infiniti bivi di questo nostro cammino, sono veramente convinto vi sia una stella maestra che ci guida secondo, appunto, il Progetto. E se questo è vero, allora anche la paura del futuro, dell'ignoto dovrebbe attenuarsi. Certo pensare di passare la vecchiaia, se arriverà, completamente demente o in solitudine, non fa piacere a nessuno. Ma perchè pensare in questi termini al futuro e non abbandonarsi realmente al Progetto. Mi piace sempre pensare a Mt 6,25-34:
"Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro?".
E se parte della nostra vita sarà trascorsa con la ragione offuscata o forse anche, visto che è di attualità, in stato vegetativo permanente, come non pensare allo svolgersi di un progetto più grande di me. Solo perchè i miei sensi sono obnubilati, la mia vista sfocata, devo basarmi su quello che vedo, quello che vivo, come vivo? E' questo il tutto? Mi piace pensare che ogni attimo che è stato, che sarà, ma in prima analisi ogni attimo che è, perchè io posso fare il presente non il passato nè il futuro, è un cammino accompagnato da chi mi vuole bene verso una destinazione di bene. La forma che assume questo cammino, per essere più precisi la forma che il corpo assumerà in qeusto cammino, la lascio decidere al Traghettatore che mi ha spinto a dispiegare le vele e al quale ho affidato la mia vita.
Termino con il dire, mi scuso per lo spazio ed il tempo occupato, che la navigazione è bella quando incontri persone vere, che aprono il loro cuore, stimolano il tuo nous, e che in finale condividono, prendendosi virtualmente per mano e navigando insieme, le difficoltà, le ansie, i dubbie, i dolori, ma anche le gioie, la speranza, la serenità e, perchè no, la felicità della vita.