La paura di non riuscire piu’ a stupirsi
Ieri sera guardando una cosa ho provato quella sensazione di stupita meraviglia che da un po’ di tempo non riuscivo più ad avvertire. Contento di quanto accaduto mi sono però anche angosciosamente e drammaticamente chiesto se nella mia vita fosse iniziata quella sterilità umana che sorge dal non essere più capaci di stupirsi. Come si fa a vivere senza stupore? Eppure quante volte accade che le cose, le persone, le relazioni, gli eventi, li riconduciamo a rapporti definiti e calcolati che non c’è spazio per un atteggiamento altro da quello con cui si sta davanti ai problemi o alle questioni da risolvere. Il rischio di diventare solo “calcolanti” è sempre dietro l’angolo e in questo tempo del disincanto è come se la realtà avesse perso il fascino e la potenza straordinaria di colpire e zittire, di affascinare e ammutolire. Tutto viene dato per scontato, tutto appare dovuto, calcolato, definito nei minimi particolari e così non accade più nulla. Se non ti riesci più a stupirti è come se fossi morto, se non sai più commuoverti, cioè dirigerti verso ciò che provoca a muoverti, sei un uomo morto che cammina. Non si tratta solo o tanto di emozioni, sentimenti, ma piuttosto di un modo d’essere o, forse ancora di più, di conoscere, di rapportarsi con la realtà. Aristotele non aveva capito niente quando diceva che lo stupore è solo l’inizio della conoscenza; come quando uno che non sa nulla di astronomia si stupisce guardando la volta stellata e desidera conoscere ma poi una volta apprese le leggi che regolano quella realtà non si stupisce più. Lo stupore non può finire qui, perché sapere la regola, il principio fisico o chimico di ogni cosa, non cancella la meraviglia che la realtà desta; non basta sapere come funzionano i fenomeni per neutralizzare l’attrattiva che essi destano. La mia più grande paura è che nella vita ad un certo momento, abituandomi a tutto, dopo averne viste e fatte tante non ci sia più spazio per lo stupore, non sia più capace di stupirmi dinanzi alla vita nella sua singolarità o ferialità, dinanzi alla realtà nella sua straordinarietà o nella sua ripetuta (e talvolta nauseante) ordinarietà.
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Francesca
Maggio 8, 2008 at 11:49 pm
beh,almeno sarò la prima a lasciare un commento…devo dire la verità…c'è il trucco…sapevo che la riflessione sarebbe stata scritta
…bene,penso che se c'è una cosa che ancora so fare è quella di riuscire ancora a stupirmi…sono tante le cose che mi stupiscono,forse troppe e a volte mi sento stupida nel farlo!penso a tutte quelle persone che dicono di non sapersi stupire…non può essere o per lo meno non è così…già stupirsi di non stupirsi è stupirsi…scusate i giri di parole e scusate se parlo al plurale ma so che questo commento non lo leggerà solo Antonio,per questo vi dico che mi è venuto da collegare questo pensiero di Antonio ad una riflessione di Don Tonino Bello che mi è stata donata in un momento della mia vita in cui avevo smesso di stupirmi,in cui vivevo la mia vita come se stessi in un film di cui ero solo una triste spettatrice ma non protagonista…a tutte quelle persone che ogni tanto si trovano come mi trovavo allora…a tutti voi:
"la vera tristezza non è quando, la sera, non sei atteso da nessuno al tuo rientro a casa, ma quando tu non attendi più nulla dalla vita.
E la solitudine più nera, la soffri non quando trovi il focolare spento, ma quando non lo vuoi accendere più: neppure per un ospite di passaggio.
Quando pensi, insomma, che per te la musica è finita. E ormai i giochi siano fatti. E nessun'anima viva verrà a bussare alla tua porta. E non ci saranno più soprassalti di gioia per una buona notizia. Nè trasalimenti di stupore per una improvvisata. E neppure fremiti di dolore per una tragedia umana: tanto, non ti resta più nessuno per il quale tu debba temere.
La vita allora scorre piatta verso un epilogo che non arriva mai, come un nastro magnetico che ha finito troppo presto una canzone, e si srotola interminabile, senza dire più nulla, verso il suo ultimo stacco.
Attendere: ovvero…SPERIMENTARE IL GUSTO DI VIVERE……
Mons. ANTONIO BELLO