Il giorno della laurea
Stringe il nodo della cravatta
stringe la camicia sul collo insofferente.
Vago perso tra piani e aule
cerco volti nella solitudine affollata.
Salgo le scale mi siedo in un banco.
Attendo paziente il tempo che spreco.
Non volti ma facce anonime e vuote
Vite che passano estranee e lievi
Attendo ancora non so più cosa.
Lo sguardo cerca un volto
l'attesa tende i muscoli, aguzza la vista
ma il frastuono del nulla
confonde l'attenzione mai spenta.
Scivola via il tempo, monta la solitudine.
I pensieri scorrono nella mente
inarrestabili e in piena
sono come le case da un treno in corsa.
Attendo qualcuno attendo la fine
L'attesa mi prova la fine mi sfianca.
Quando ancora una volta potrò andare a capo
guarderò distratto questo frammento di vita
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Antonio
Febbraio 17, 2009 at 12:26 am
Ammiro la sua vena poetica e soprattutto la serenità. Io andai invece con 30 (si…, trenta) minuti di sonno alle spalle ed ero uno zombie più che un laureando fresco e spigliato! Ma andò tutto bene, fortunatamente. Gli esami teologici, invece, son talmente tanti che non c'è il tempo nemmeno per pensare o per agitarsi ma devono integrarsi e diventare un'abitudine come il mangiare, il bere, il dormire.
Cmq, mi è rimasto impresso quello che ci disse il prof di Diritto Commerciale all'ultima lezione: "Vi faccio i migliori in bocca al lupo, ma non per l'esame, che è ben poca cosa, ma per la vita: è quello il vero esame". Quanta verità in quelle parole…