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By antonio.sabetta15 Settembre 2013In Editoriale

Editoriale – 55

"Lavori in corso", "work in progress"…

 

Queste parole, che mi frullano in testa insistentemente da qualche giorno, fotografano non solo il particolare momento attuale che vivo ma soprattutto, a ben vedere, ricordano e descrivono una condizione costante, quella della vita.

Sì perché la vita è permanentemente "lavori in corso"; infatti è come se stessimo sempre a costruire oppure a restaurare, a riaggiustare o a progettare, a esplorare o a collaudare; sta di fatto che non si è mai fermi, che non si può stare fermi e quieti; se non ci sono lavori in corso non c'è vita e chi non mette più il cartello "lavori in corso" non vive più. Forse una cosa andrebbe cambiata, il fondo del cartello. Noi siamo abituati a vederlo giallo, il che indica una condizione di temporaneità; invece il cartello dei lavori in corso, come metafora della vita, dovrebbe avere lo sfondo bianco, quello che indica qualcosa che vale sempre, non per un periodo circoscritto – che magari ci auguriamo il più breve possibile per limitare al massimo i disagi.

Non ci si ferma mai e quando qualcosa è raggiunto, prima ancora di potertela gustare sei già di nuovo in cammino, sei già intento a pensare e a tramare qualcosa di nuovo perché l'uomo è fatto così, un inarrestabile dinamismo che vive l'inappagabilità del desiderio malgrado l'appagamento del risultato.

Non ci sono lavori in corso perché la vita è inadeguata, ci sono sempre lavori in corso perché viviamo, perché la sazietà è sempre temporanea e anche quando sei certo di aver raggiunto quello per cui hai lavorato e lottato sei già col cuore altrove. Tante volte, pensando alle cose che ho fatto nella mia vita, quando ho concretizzato qualcosa di importante e significativo, nel momento in cui vi sono riuscito era come qualcosa che fosse già stato, passato, come se la realtà fosse sempre un istante indietro o in ritardo rispetto alla misura del desiderio, non perché il reale non lo esaudisse ma perché non può esaurirne la struttura di domanda. E oggi mi sento di dire "lavori in corso" aiutato in questo dal nuovo anno accademico che ti costringe malgrado tutto a tenere scoperto ancora di più il nerbo del desiderio

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