Come e’ duro dover dire addio
Sabato sera sono entrato per l’ultima volta nella “mia” sagrestia in parrocchia. Ho incontrato due ragazzi che si devono sposare l’anno prossimo, abbiamo discusso assieme di diverse cose quindi ho chiuso la chiesa ed ho portato via le ultime cose che ancora avevo lasciato in canonica: un paio di scarpe, il pigiama e poc’altro. Quando ho aperto la porta per andare via, ho esitato un attimo, mi sono quindi voltato ed ho tentato di fissare nella mia mente ogni angolo di quel luogo sapendo che quant’anche fossi tornato, non sarebbe più stato com’era. Nel tentativo di fissare nella mente quel luogo, le sue cose, finanche il suo odore, ho anche detto addio, mi sono congedato, ho preso atto che un segmento di storia era concluso e finito. Forse è stata la prima volta in cui nella mia vita consapevolmente ho detto addio, certo del fatto che un’esperienza si concludeva. Non ho mai detto addio a delle persone: quando è morto Gianluigi o i miei nonni o di recente mia zia, tutto è sempre accaduto troppo improvvisamente, e quando sapevo che stava per accadere non c’è stato mai il momento del congedo con davanti l’altro e la certezza di non poterlo mai più rivedere. È proprio dura dire addio, eppure nella vita è un continuo dire addio: diciamo addio a progetti, alle tanti immagini di noi che ci costruiamo, ai desideri, alle speranze, ai rapporti, alle amicizie. È come se tutto irrimediabilmente finisse e in questa insuperabile finitezza si annidasse la tristezza e il dolore del distacco. Più è forte il legame più è duro il distacco, più contavi su qualcuno più è grande l’amarezza del dover rinunciare all’idea che te n’eri fatta, più avevi puntato su qualcosa, più è doloroso prendere atto del suo tramonto o del suo fallimento. Se il dolore della separazione contrassegna l’insuperabile precarietà e finitezza di ogni cosa, tuttavia il significato di ciò a cui si dice addio rimane per sempre, tale da vincere l’usura del tempo. Puoi dimenticarti di tutto, ma ciò che hai vissuto ti resta perché quello che sei ora dipende da ciò e da chi hai incontrato e a cui hai dovuto dire addio. Tutto finisce ma anche tutto dura, in una forma tale per cui ciò che ti ha costituito ieri, oggi ti fa essere come sei e non diversamente. E allora puoi solo essere grato, nonostante l’amarezza perché una cosa bella debba finire o il dover mestamente congedarsi da coloro ai quali tenevi tanto; di sicuro li rivedrai ma non sarà mai come prima!
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nanni
Ottobre 24, 2007 at 11:50 am
Perfettamente d'accordo con te, sono gli addii, gli incontri, ciò che troviamo e ciò che perdiamo che ci formano ogni giorno e ci insegnano a ragionare o a non ragionare in un certo modo, e sebbene ci venga, in queste situazioni, un nodo in gola, a volte anche privo di un fondamento razionale, che fatichiamo a buttare giù, dobbiamo renderci conto che è giusto così. D'altra parte come potremmo imparare a vivere in quest'inferno se la vita stessa non ci insegnasse nemmeno a trovare la forza di "salutare" un periodo per iniziarne uno nuovo?sono questi i momenti che ci fanno crescere e che ancor di più ci fanno capire quali sono le cose e le persone a cui teniamo davvero.E poi voglio esprimere un altro pensiero: se non provassimo queste emozioni nel dire addio a un pezzo della nostra vita, a una persona, a un amico, a un amore che persone saremmo? non delle persone appunto, delle pietre! per cui cerchiamo di trarre il buono anche da questi momenti…se sentiamo tutto ciò è perchè abbiamo qualcosa dentro (e fidati non tutti a questo mondo hanno, oltre ai visceri, qualcosa dentro!!!) e di questo si può solo essere felici! In bocca al lupo per tutto ciò che la vita ti riserverà!
igd
Novembre 9, 2007 at 12:44 am
Caro Antonio, capisco la tristezza, ma non condivido la frustrazione che traspare dalle tue parole. Non conosco le ragioni della conclusione della tua esperienza a San Felice, ma non posso immaginare che non ci siano per te progetti belli e più ampi. La vita è cambiamento e temere il cambiamento sarebbe temere la vita. Spero di vedere presto un nuovo editoriale e di leggere dei tuoi nuovi progetti. Ti lascio con un grosso augurio per il tuo decennale di sacerdozio ed un in bocca al lupo per il futuro.