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By antonio.sabetta14 Dicembre 2014In Editoriale

Editoriale – 66

 

 

«Ed eccoci ora col cristianesimo! Il cristianesimo insegna che questo singolo uomo, e quindi ogni singolo uomo, qualunque sia la sua condizione: uomo, donna, ragazza di servizio, ministro, commerciante, studente ecc.; che questo singolo uomo esiste davanti a Dio […] può parlare con Dio in qualunque momento, sicuro di essere ascoltato: insomma, quest'uomo è invitato a vivere nei rapporti più familiari con Dio! Inoltre, per amor di quest'uomo, anche di quest'uomo, Dio viene nel mondo, nasce, soffre, muore; e questo Dio sofferente prega e quasi supplica l'uomo di accettare l'aiuto che gli viene offerto! In verità, se c'è qualcosa da far perdere il cervello è certamente questo! Chiunque non abbia abbastanza coraggio umile per osare di credervi, si scandalizzerà. Ma perché si scandalizzerà? Perché questo per lui è troppo difficile, perché non può capirlo, non può ritrovare la sua disinvoltura di fronte a ciò; e perciò lo deve eliminare, annientare, prenderlo per una sciocchezza, per un controsenso perché è come se dovesse soffocarlo.

Infatti, cos'è lo scandalo? Lo scandalo è ammirazione infelice. Esso è come un'invidia che si svolge contro l'uomo stesso, in un senso più stretto: è la peggiore invidia contro se stessi. La grettezza dell'uomo naturale non può invidiare a se stesso il dono straordinario che Dio gli ha voluto concedere; perciò si scandalizza.

Ora il grado dello scandalo dipende dalla passione che un uomo mette nella sua ammirazione. I temperamenti prosaici, senza fantasia e passione, i quali perciò non hanno nemmeno la capacità di ammirare, forse anch'essi si scandalizzano ma si limitano a dire: "questo non lo posso capire, lo lascio stare" Sono questi gli scettici. Ma più grande è la passione e la fantasia che un uomo ha e più vicino, in un certo senso (cioè in quello della possibilità) il diventare credente – l'umiliarsi in adorazione accettando il dono straordinario – e tanto più grande sarà la passione dello scandalo» (S.A. Kierkegaard, La malattia mortale)

 

Buon Natale

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