Editoriale – 48
Inserisco la presentazione scritta per l'ordine degli studi dell'"Ecclesia Mater" (a.a. 2012-2013)
«Giunto ormai al termine della sua vita, l'apostolo Paolo chiede al discepolo Timoteo di "cercare la fede" (cfr 2Tm 2,22) con la stessa costanza di quando era ragazzo (cfr 2Tm 3,15). Sentiamo questo invito rivolto a ciascuno di noi, perché nessuno diventi pigro nella fede» (Porta fidei, 15)
L'anno che ci apprestiamo a vivere accademicamente di fatto coincide con l'anno della fede che Benedetto XVI ha indetto con la lettera apostolica Porta fidei (PF) e che avrà inizio l'11 ottobre 2012 e si concluderà il 24 novembre 2013. Un anno che cade ed è provocato dagli anniversari di due importanti eventi per la Chiesa nel sec. XX; da un lato il Concilio Vaticano II, «la grande grazia di cui la chiesa ha beneficiato nel secolo XX» (PF 5), che ebbe inizio proprio l'11 ottobre (del 1962), dall'altro il Catechismo della Chiesa Cattolica, quella «memoria permanente dei tanti modi in cui la Chiesa ha meditato sulla fede e prodotto progresso nella dottrina per dare certezza ai credenti nella loro vita di fede» (PF 11), che venne promulgato l'11 ottobre 1992. Due ricorrenze, dunque, che diventano occasione non per celebrazioni di circostanza di cui non rimane traccia dopo l'immediatezza del loro svolgersi, ma occasioni per riflettere seriamente e in profondità sulla fede, non in vista di sterili e soltanto accademiche speculazioni ma un fare memoria del dono prezioso della fede per una rinnovata ed autentica conversione al Signore.
Benedetto XVI ci dice anche perché abbia voluto dedicare un anno alla fede: «l'esigenza di riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia e il rinnovato entusiasmo dell'incontro con Cristo» (PF 2). Queste parole offrono almeno due sottolineature.
La prima è l'idea che la fede è un cammino che dura tutta la vita (cf 1), non dunque qualcosa di statico, come un soprammobile da lucidare e spolverare ogni tanto (magari la domenica) per non fargli perdere splendore e bellezza, ma una realtà dinamica, un cammino appunto, che dura sempre, cioè che non va mai dato per scontato. La fede non può mai essere ridotta ad una cosa ovvia, ma chiede dinamicità, mette in questione, pone domande, convive col dubbio, ricerca le sue ragioni, interroga sulla realtà, chiede di prendere posizione, imprime una direzione diversamente non possibile nella vita quotidiana.
La seconda sottolineatura riguarda il senso stesso della fede: la fede come l'incontro con Cristo. Benedetto XVI l'aveva detto con chiarezza già nella sua prima enciclica: «all'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» (Deus caritas est 1). La fede è la decisione per l'esistenza, è l'avvenimento, un fatto, l'incontro con il Signore che cambia definitivamente e decisamente la vita e perciò è la cosa più importante, proprio perché da questo incontro deriva la direzione, il senso, la forma della nostra vita e della nostra posizione nella realtà.
La decisione di riflettere sulla fede, di tornare a riscoprire, a ritrovare il gusto della fede, nasce anche da una sollecitazione che proviene dal contesto nel quale viviamo in cui, dice il Papa, vanno considerate due cose. La prima concerne il fatto che i cristiani spesso si preoccupano più degli aspetti e delle conseguenze sociali (soprattutto), culturali e politiche che non di che cosa sia la fede cristiana in sé: qui si esprime l'idea della riduzione del cristianesimo ad etica, a visione del mondo, a cultura, dimenticando che il cristianesimo non è un'etica o una visione del mondo quanto piuttosto è generatore di un'etica o di una posizione culturale. La seconda sottolineatura concerne il fatto che spesso la fede la consideriamo un «presupposto ovvio del vivere comune», mentre invece oggi non ha nulla di scontato, anzi assistiamo ad una profonda crisi di fede per cui essa viene negata, o quanto meno non definisce più la sensibilità odierna, i cui valori e le cui scelte non sono certo ispirate alla fede, anzi!
Certo oggi è finita l'epoca dei teorici della secolarizzazione, di quanti fino a quaranta anni fa sostenevano che progressivamente nell'Occidente il religioso-cristiano si sarebbe sempre più ridimensionato fino a scomparire, avendo la nostra civiltà fatto ricorso ad altre istanze che hanno rimpiazzato le domande e i bisogni da cui nascerebbe l'esperienza religiosa. È anche finita la stagione delle ideologie, dell'ateismo teorico e di massa. Piuttosto assistiamo a quello che è stato definito il "ritorno del sacro", la rivincita di Dio, l'idea che la gente in fondo crede che un dio ci sia, il bisogno cosiddetto di spiritualità, la ricerca del benessere interiore. Insomma aspetti positivi che spesso fanno parlare di questa epoca come di un kairos per la fede, anche se non bisogna essere ingenui e valutare sempre gli aspetti positivi e quelli problematici del nostro tempo.
Ora dal punto di vista religioso oggi assistiamo a dei fenomeni particolari che possono risultare problematici per la fede. Il primo e più remoto, quello cioè che non si vede subito ma che sta dietro e prima di tante altre cose, non riguarda la fede ma la crisi profonda della ragione, ridotta a mera razionalità strumentale ed espulsa dalle dimensioni che contano della vita (una ragione ipertrofica sul piano dei mezzi e latitante su quello dei fini e del vero). L'uomo di oggi confida nella ragione solo quando è razionalità scientifica mentre quando si tratta di ambiti più vitali dell'esistenza si affida ad altri criteri quali il sentimento, l'istinto, la reattività ecc. con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.
Da un punto di vista più visibile e immediato, assistiamo a una declinazione della fede con peculiarità singolari. A volte si tende a vedere la fede come un insieme di verità da credere o, più ancora, come un insieme di regole da rispettare o, in definitiva, come un elenco pressoché infinito e sempre aggiornabile di divieti, impedimenti, rifiuti ("questo no, questo non si può fare" ecc.). Se chiedete in giro chi è un credente, vi verrà detto che è uno che crede a delle verità che non sono evidenti alla ragione e che mortifica la sua umanità perché si preclude un sacco di cose nella vita. Difficilmente vi diranno che i cristiani sono quelli che nella loro vita hanno incontrato Cristo e vivono dell'incontro con Cristo. Non di rado noi stessi cristiani viviamo questo riduttivismo dovuto probabilmente al fatto che per generazioni ci è stato insegnato che la fede è solo verità da credere. In questo primo aspetto si trascura o ci si dimentica l'altro decisivo elemento della fede che è la fede come "atto di fede", come affidarsi a Dio che si riconosce presente e incontrabile.
Riscoprire e rinnovare la fede dunque, ma come cresce la fede, come si compie questo cammino che dura tutta la vita? Ebbene la fede cresce quando è vissuta, scrive Porta fidei: a) come espressione di un amore ricevuto: solo credendo la fede cresce, solo abbandonandosi all'amore sperimentato di Dio la fede si rafforza fino a diventare certezza sulla propria vita; b) quando la fede viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia. Ecco la missione, la nuova evangelizzazione a cui sarà dedicato il sinodo dei Vescovi del 2012: "caritas Christi urget nos" (2Cor 5,14). La missione, l'annuncio della fede, che non è una questione di "strategie pastorali" ma ciò che nasce osmoticamente, in consequentiam veniens, da una fede come esperienza più profonda e autentica.
Perciò in questo tempo di incertezze occorre fare memoria del dono prezioso della fede, rifletterci, conoscerla meglio per rinvigorire l'adesione al vangelo. Conoscere meglio la fede nelle sue due dimensioni che sono in una unità profonda: la fede come l'"atto di fede" (la decisione di affidarsi al Signore), la fede come i "contenuti della fede" a cui diamo l'assenso.
In quanto decisione ("decidere di stare con il Signore per vivere con Lui"), ripete PF, la fede è sempre personale ma personale non significa affatto privato perché la fede personale implica sempre una responsabilità pubblica.
La fede inoltre è anche comunitaria-ecclesiale: quello che credo è la fede della Chiesa che io abbraccio, non un collage di verità che determino io scegliendo cosa credere e cosa no secondo la mia misura. Non è possibile, da un punto di vista cristiano, credere senza la mediazione della chiesa in quanto ciò, o meglio Colui, a cui si crede viene annunciato dentro un luogo, il luogo, appunto, della fede che è la Chiesa.
Allo stesso tempo per credere, per dare l'assenso di fede, devo conoscere i contenuti della fede e le ragioni della fede. La fede non è credere per assurdo (motus animi caecus), non è un salto nel buio, ma è un aderire pienamente a Dio con delle ragioni, è un "sentire assieme alla ragione" (consentaneum rationi). La fede ha le sue ragioni e occorre sempre "rendere ragione della speranza cristiana" (1Pt 3,15ss) in un mondo, come quello di oggi, in cui l'uomo continua a mettersi in cammino verso Dio e lo fa con la sua domanda-ricerca del senso ultimo e della verità definitiva sulla vita e sul mondo (cf PF 10), domanda di senso che, per la prima volta per quello che mi risulta, viene considerato un vero e proprio "preambolo della fede".
L'anno della fede può e vuole essere un'occasione per scuoterci dalla pigrizia, per vivere più profondamente e veramente l'essenziale della vita, cioè la fede, perché rispetto a ciò che essenziale, rispetto a ciò che definisce il senso delle vita e delle cose non si può mai essere trascurati e pigri. In questo orizzonte e contesto il nostro istituto vuole dare il suo contributo, quello di un luogo dove è possibile "pensare la fede": non un ossimoro, ma ciò che l'esperienza cristiana vuole essere nella misura in cui definisce l'essenziale per ciascuno di noi.
Commenti recenti
Archivi
- Novembre 2025
- Ottobre 2025
- Maggio 2025
- Marzo 2025
- Dicembre 2024
- Luglio 2024
- Febbraio 2024
- Gennaio 2024
- Dicembre 2023
- Novembre 2023
- Agosto 2023
- Marzo 2023
- Gennaio 2023
- Dicembre 2022
- Novembre 2022
- Ottobre 2022
- Agosto 2022
- Luglio 2022
- Giugno 2022
- Maggio 2022
- Aprile 2022
- Marzo 2022
- Gennaio 2022
- Dicembre 2021
- Ottobre 2021
- Luglio 2021
- Maggio 2021
- Aprile 2021
- Marzo 2021
- Dicembre 2020
- Novembre 2020
- Settembre 2020
- Agosto 2020
- Aprile 2020
- Marzo 2020
- Febbraio 2020
- Dicembre 2019
- Agosto 2019
- Luglio 2019
- Aprile 2019
- Marzo 2019
- Dicembre 2018
- Novembre 2018
- Giugno 2018
- Maggio 2018
- Marzo 2018
- Febbraio 2018
- Dicembre 2017
- Novembre 2017
- Settembre 2017
- Giugno 2017
- Aprile 2017
- Marzo 2017
- Gennaio 2017
- Dicembre 2016
- Novembre 2016
- Ottobre 2016
- Giugno 2016
- Maggio 2016
- Aprile 2016
- Marzo 2016
- Gennaio 2016
- Dicembre 2015
- Novembre 2015
- Ottobre 2015
- Settembre 2015
- Luglio 2015
- Giugno 2015
- Aprile 2015
- Marzo 2015
- Gennaio 2015
- Dicembre 2014
- Novembre 2014
- Settembre 2014
- Luglio 2014
- Giugno 2014
- Maggio 2014
- Aprile 2014
- Febbraio 2014
- Gennaio 2014
- Dicembre 2013
- Ottobre 2013
- Settembre 2013
- Giugno 2013
- Maggio 2013
- Aprile 2013
- Marzo 2013
- Febbraio 2013
- Gennaio 2013
- Dicembre 2012
- Ottobre 2012
- Settembre 2012
- Agosto 2012
- Giugno 2012
- Maggio 2012
- Aprile 2012
- Marzo 2012
- Febbraio 2012
- Gennaio 2012
- Dicembre 2011
- Novembre 2011
- Ottobre 2011
- Settembre 2011
- Agosto 2011
- Giugno 2011
- Maggio 2011
- Aprile 2011
- Marzo 2011
- Febbraio 2011
- Gennaio 2011
- Dicembre 2010
- Novembre 2010
- Ottobre 2010
- Settembre 2010
- Luglio 2010
- Giugno 2010
- Aprile 2010
- Marzo 2010
- Febbraio 2010
- Gennaio 2010
- Dicembre 2009
- Novembre 2009
- Ottobre 2009
- Agosto 2009
- Maggio 2009
- Aprile 2009
- Marzo 2009
- Febbraio 2009
- Gennaio 2009
- Dicembre 2008
- Ottobre 2008
- Agosto 2008
- Giugno 2008
- Maggio 2008
- Febbraio 2008
- Gennaio 2008
- Dicembre 2007
- Novembre 2007
- Ottobre 2007
- Settembre 2007
- Agosto 2007
- Luglio 2007
- Giugno 2007
- Maggio 2007
- Aprile 2007
- Aprile 2006
- Aprile 2005
- Aprile 2004
- Aprile 2003
- Aprile 2002
- Aprile 2000
- Aprile 1999
- Aprile 1998
- Aprile 1997
- Aprile 1996
