Editoriale – 27
Da qualche settimana è stato pubblicato un mio volume che nasce dall'esperienza d'insegnamento negli ultimi anni del corso di Teologia filosofica. S'intitola:
L'esistenza di Dio tra (in)evidenza e "probabilità". Appunti di teologia filosofica
(LUP, Roma 2010)
In un tempo di crisi della ragione e di separazione fra fede e ragione, può sembrare paradossale e "desueto" parlare ancora di teologia filosofica, intendendo con questa espressione la riflessione che la filosofia ha prodotto nel corso dei secoli e, in particolare, le prove dell'esistenza di Dio e di alcuni suoi attributi fondamentali.
Che le prove dell'esistenza di Dio rischino di appartenere ad un passato lontano lo si percepisce se si considera che già Hegel nelle sue Lezioni sulle prove dell'esistenza di Dio, prendeva atto che tali prove erano "cadute nell'oblio come obsolete", cadute nel discredito al punto "da esser tenute per qualcosa di antiquato, appartenente alla metafisica di un tempo, dalla cui sterile tediosità noi ci siamo messi in salvo in una fede vivente e dall'arido intelletto delle quali ci siamo di nuovo innalzati al caldo sentimento della religione".
Le ragioni di un simile oblio per Hegel nascevano dalla rinnovata opposizione tra fede e ragione che alimentava il pregiudizio sul provare Dio, al punto da essere "ritenuto irreligioso far affidamento su una simile conoscenza e su questa strada cercare di convincere quanto a Dio e alla sua natura, o anche solo quanto al suo essere". D'altro canto, se in quel tempo c'era un disinteresse verso le prove, e queste erano sorte dall'esigenza di appagare il pensiero, la ragione, ciò significava per Hegel l'espressione di una crisi della ragione – in quanto privata dell'assoluto – di cui Kant in primis (ma anche Jacobi) era ritenuto responsabile.
Al di là del riferimento a Hegel, anche oggi la separazione tra fede e ragione e la crisi dell'idea moderna di ragione (o forse sarebbe più opportuno dire della ragione tout court) spiegano, per certi versi, l'impopolarità delle prove dell'esistenza di Dio.
Da un lato, ai nostri giorni, la trattazione della questione di Dio pare debba essere affidata alla filosofia della religione e alle altre scienze della religione, in vista di una ermeneutica dell'esperienza religiosa che formalizzi nella sua (eventuale) realtà Dio che ne è a fondamento; allo stesso tempo quel "rovescio della medaglia", ovvero l'ateismo, nelle sue molteplici sfaccettature, in risposta al quale spesso sono nate le prove dell'esistenza di Dio, ha definitivamente perso un valore e uno spessore teoretico, divenendo il più delle volte, oggi, ateismo di reazione dinanzi alle manifestazioni estremistiche delle religioni che, considerate portatrici tutte di una visione fondamentalista, finiscono col diventare, oltre che fattori problematici nella loro sostenibilità per la pacifica e tollerante convivenza sociale, anche prove evidenti di un Dio che non c'è o che comunque non è riconducibile alle oggettivazioni che provengono dalle religioni.
Dall'altro lato la crisi della teologia filosofica riflette anche la crisi della ragione e soprattutto il tramonto della metafisica come pensiero forte che attraversa, heideggerianamente parlando, come un destino, l'Occidente e che sarebbe stata responsabile dell'oblio dell'essere in quanto riducendo l'ente a semplice presenza e Dio al summum ens che è causa sui, ha smarrito quella differenza ontologica fra ente ed essere che resta il presupposto necessario per pensare l'essere, fosse anche nella sola forma della traccia o del pensiero rammemorante. Non a caso il nuovo inizio del pensiero, evocato da Heidegger nei Contributi alla filosofia, comporta una revisione radicale e totale del paradigma consueto di pensare Dio oltrepassando, senza possibilità di ritorno, ogni forma di riflessione presunta e presuntuosa, in quanto mirante ad una cattura oggettivante dell'essere, e quindi ricadente nell'ontoteologia, che pensa l'essere come "fondamento del fondato", bisognoso cioè di una fondazione adeguata, che trova nell'idea di Dio come causa sui la formulazione definitiva e più adeguata; ma può essere considerato ancora veramente Dio questo Dio ridotto a causa sui?; le celebri parole di M. Heidegger in "Identità e differenza" sono una dura accusa e sconfessione di un simile riduttivismo: "dinanzi ad un tale Dio l'uomo non può più né pregare, né tanto meno offrire sacrifici. Dinanzi alla Causa sui l'uomo non può porsi in ginocchio riverente, né tanto meno far cantare e vibrare il suo cuore, conseguentemente il pensare ateo, che deve rinunziare al dio della filosofia, cioè alla Causa sui, è forse più vicino al dio divino".
Eppure la tradizione filosofica occidentale non ha mai smesso di interrogarsi su Dio nell'orizzonte della domanda radicale circa il senso dell'essere e del reale. Il volume in un primo ampio momento introduttivo affronta alcune questioni preliminari (connaturalità della domanda su Dio, consuete e correnti obiezioni all'esistenza di Dio, teologia filosofica e filosofia della religione ecc.), poi entra nel merito della tematica e attraverso un itinerario storico ripercorre le diverse prove elaborate per (di)mostrare l'esistenza di Dio: Agostino, Anselmo, Tommaso d'Aquino, Cartesio, Vico, Kant, Hegel.
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