Editoriale – 22
E' uscito in libreria in questi giorni un mio volume che raccoglie alcuni ritiri predicati e altri testi.
S'intitola:
Lo sguardo della fede (LUP. Roma 2010)
I testi presenti nel volume possono essere divisi in tre sezioni. Una prima comprende alcune meditazioni preparate per ritiri tenuti negli ultimi anni ad un gruppo di cristiani adulti della mia diocesi (Termoli-Larino) durante l'avvento e la quaresima. Lo stile risente a volte del tono colloquiale e diretto degli incontri, mentre il tema attorno al quale ruotano i quattro interventi è quello della fede, fede che, come singolarmente ricordatoci da Benedetto XVI nell'enciclica programmatica del suo pontificato, si dà in forza dell'incontro con il Signore.
La fede, dunque, intesa come l'incontro con il Signore vivo e presente, che dona alla vita uno sguardo nuovo e che si definisce anche come metodo di conoscenza, in grado di fronteggiare la sfida del reale con una provocazione unica, la sola capace di esaltare l'umano e di dare risposta compiuta al desiderio di felicità, di bellezza, di verità e di bene che appartiene all'essere e costitutivamente definisce l'identità della persona umana nel suo costituirsi quale luogo in cui il reale prende coscienza di sé e diventa bisogno di senso e di pienezza.
Se la fede è un modo "più umano" di guardare alla realtà e alle sue molteplici dimensioni, essa diventa uno sguardo anzitutto verso ciò che più di ogni cosa si presenta essere negazione della positività del reale e della bontà del disegno creatore di Dio provvidenza. Dalla fede nasce la speranza che è in grado di offrire una risposta credibile al mistero del male che così radicalmente puntella il mondo e la storia.
Attorno al tema del male e della speranza ruotano i tre contributi che costituiscono la seconda parte ideale di questo volume. A partire e commentando Spe salvi e la Salvifici doloris viene analizzata la luce che la fede porta sugli aspetti così drammatici della vita quali il male e la sofferenza.
Infine due testi, uno più breve ed uno più esteso, affrontano il tema mai esauribile del rapporto tra fede e ragione. Sappiamo quanto oggi sia diffusa, e quanto anche noi cristiani rischiamo di abituarci all'idea di una ragione debole, non più desiderosa di cercare il senso delle cose. La fede, da questo punto di vista, diventa un pungolo e una provocazione permanente per la stessa ragione, perché la sfida e la spinge a non ripiegarsi su se stessa, a non volare basso ma ad essere all'altezza della sua natura interrogante e ricercante. Chi cerca Dio trova la ragione e allo stesso tempo dalla fede nasce una ragione ampliata, che dalla fede non può separarsi, per quanto con la fede non debba confondersi. Non si tratta solo di una fede che vuole andare a fondo del suo contenuto, come nella dinamica credente che non si accontenta di credere, ma vuole entrare nel merito delle ragioni della fede per credere ancora di più e dare vita ad una fede adulta, ma, piuttosto, si tratta di fare spazio alla ragione nella fede e alla fede nella ragione perché questa si ritrovi e non smarrisca i sentieri del vero e del bene. L'esortazione di Benedetto XVI a Ratisbona ad "allargare" la ragione, permane ancora oggi in tutta la sua urgente attualità.
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