(Larino, 30 novembre 2025) Possiamo cominciare dicendo da subito la cosa più importante di tutto ciò che verrò dicendo, a dire il vero la più importante in assoluto dal momento che definisce la legge delle cose, la natura della realtà, l’essere dell’assoluto: la carità è la legge dell’essere. La tura più profonda delle cose è la carità, l’amore, perché le cose esistono in quanto create e poiché chi le ha fatte è amore (cf 1Gv 4,16, l’unica definizione di Dio che abbiamo nella Scrittura), la realtà porta l’impronta indelebile del suo creatore. E come il
bonum è
diffusivum sui secondo l’affermazione di Dionigi l’Areopagita, per cui il bene, cioè l’amore, genera relazione perché esce da sé, così la carità ci rende costitutivamente interessati agli altri. Ogni cosa bella vuole comunicarsi, ogni bene si riversa da colui che lo riceve, divenendo bene che tu fai ad un altro. Aggiungiamo che non puoi fare il bene se non sei voluto bene. Ed è poiché originariamente siamo perché un Altro ti ha voluto bene, che il bene ti viene naturale come gesto spontaneo prima di una sua qualsiasi oggettivazione. Il bene, l’amore è la ricompensa di sé, non obbedisce a finalismi o tornaconti. Il filosofo Kant, pur nella riduzione assurda del bene al dovere morale, ci ricorda che chi fa il bene per il bene realizza se stesso o, per usare le parole di Kant, si rende degno della felicità. L’esigenza di essere amati ed amare, avvertita naturalmente perché veniamo dall’origine che è amore per definizione (San Bonaventura pone l’amore/bene sopra l’essere nell’
Itinerarium mentis in Deum) acquista forma compiuta, acquista senso e consapevolezza nell’incontro e per l’incontro con Cristo. Cristo ci dice tutto: ci dice chi siamo, che cos’è l’essere. È Lui colui al quale dobbiamo guardare perché ci dice come dobbiamo vivere ...